L’ipertesto: definizioni e storia

Autore: Fabio Orfei

Relatore: Giuseppe Gigliozzi

Correlatore: Raul Mordenti

Anno Accademico: 1999/2000

Università: “Tor Vergata” (RM)

L’ipertesto si propone come nuovo esponente della cultura scritta in alternativa alle forme visuali di rappresentazione, come televisione e videogiochi, simbolo della nuova “cultura popolare”. Tuttavia la cosiddetta “rivoluzione digitale” (forse d’importanza maggiore rispetto a quella gutemberghiana) si scontra, da sempre, con la diffidenza degli umanisti. Questa sfiducia ricorda quella di Socrate che, citato nel Fedro da Platone, diceva di essere contrario alla scrittura perché la considerava una versione snaturata, impersonale e anonima del discorso orale.

L’ipertesto è può essere considerato l’erede naturale del libro, così come quest’ultimo rappresentò l’evoluzione della catena papiro-codice. Per questo il saggio si sofferma anzitutto sulla la teoria dell’ipertesto, dalle origini (Barthes, Derrida, Foucault) fino ad oggi (Nelson, Bolter, Landow); considera poi analiticamente le prime realizzazioni scientifiche (Bush, Engelbart) e soprattutto le applicazioni letterarie dell’ipertesto (Pascal, Saporta, Cortázar) fino alle produzioni più recenti (Joyce, García).

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