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	<title>Infolet - Informatica e letteratura &#187; Raul Mordenti</title>
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		<title>Mordenti: informatica e neo-umanesimo</title>
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		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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Insegnare a leggere e a scrivere nell&#8217;epoca del computer







  La scuola delle tre ‘L’
di Raul Mordenti*
 “Da più di cent’anni si è sparsa una grande quantità di lamenti sul disordine delle scuole e del metodo, e soprattutto poi negli ultimi trent’anni si è pensato ansiosamente ai rimedi. Ma con quale profitto?” (&#8230;)



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			<content:encoded><![CDATA[<table style="margin-top:10px;background-color: white" border="0" cellspacing="0" cellpadding="5" width="100%">
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<td class="titoloRed12R" style="padding: 5px">Insegnare a leggere e a scrivere nell&#8217;epoca del computer</td>
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<tbody>
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<td><img style="margin-right: 10px;border: 0px initial initial" src="http://www.treccani.it/export/sites/default/Portale/resources/images/sito/scuola/in_aula/lingua_e_letteratura/archivio/A_cosa_serve_la_letteratura/Mordenti.jpg_1336992887.jpg" border="0" alt="Immagine tratta dal sito www.studiocanal.it" width="144" height="180" align="left" /> <!--  --> <span class="testo12"><strong>La scuola delle tre ‘L’</strong></p>
<div><strong>di <em>Raul Mordenti*</em></strong></div>
<div><em> “Da più di cent’anni si è sparsa una grande quantità di lamenti sul disordine delle scuole e del metodo, e soprattutto poi negli ultimi trent’anni si è pensato ansiosamente ai rimedi. Ma con quale profitto?” (&#8230;)</em></div>
<p></span></td>
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<td class="testo12" style="padding: 5px" align="right"><a class="testoLink12bold" href="http://www.treccani.it/Portale/elements/comunita/docRedirect.jsp?id=bf9053d5-9b62-11dd-a3a5-005056b3532f">Leggi tutto</a> <img style="line-height: 14px" src="http://www.treccani.it/Portale/resources/images/Puntatorte.gif" alt="" vspace="0" /></td>
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		<title>L&#8217;edizione-uomo</title>
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		<pubDate>Wed, 24 Jun 2009 17:27:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
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		<category><![CDATA[Autore]]></category>
		<category><![CDATA[Ediizone]]></category>
		<category><![CDATA[Foucault]]></category>
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		<description><![CDATA[Erano mesi che mi frullava per la testa. Un moscone che non riuscivo a scacciare. Finalmente ci ho risbattuto il muso contro: la celebre conferenza di Foucault del &#8216;69, Che cos&#8217;è un autore?
&#8220;Supponiamo invece che si abbia a che fare con un autore: tutto ciò che egli ha scritto o detto, tutto ciò che egli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Erano mesi che mi frullava per la testa. Un moscone che non riuscivo a scacciare. Finalmente ci ho risbattuto il muso contro: la celebre conferenza di <a href="http://www.michel-foucault-archives.org/">Foucault</a> del &#8216;69, <em>Che cos&#8217;è un autore?</em></p>
<blockquote><p><a href="http://infolet.it/files/2009/06/24440_michelfoucault1.gif"><img class="alignleft size-full wp-image-319" src="http://infolet.it/files/2009/06/24440_michelfoucault1.gif" alt="24440_michelfoucault1" width="180" height="254" /></a>&#8220;Supponiamo invece che si abbia a che fare con un autore: tutto ciò che egli ha scritto o detto, tutto ciò che egli ha lasciato, fa parte della sua opera? Il problema è insieme teorico e tecnico. Quando si intraprende la pubblicazione, diciamo, delle opere di Nietzsche, dove bisogna fermarsi? Ovviamente bisogna pubblicare tutto, ma cosa significa questo “tutto”? Tutto ciò che è stato pubblicato da Nietzsche stesso, certamente. Gli abbozzi delle sue opere? Senz’altro. I progetti di aforismi? Sì. Anche i ripensamenti, gli appunti in fondo ai taccuini? Sì. Ma quando, dentro un taccuino pieno di aforismi, troviamo un riferimento, l’indicazione di un appuntamento o di un indirizzo, oppure il conto della lavandaia: è un’opera o non è un’opera? E perché no? E così avanti all’infinito. Fra i milioni di tracce lasciate da una persona dopo la sua morte, come definire un’opera? La teoria dell’opera non esiste, e coloro che ingenuamente intraprendono la pubblicazione delle opere non posseggono una simile teoria, il che paralizza ben presto il loro lavoro empirico.&#8221;</p></blockquote>
<blockquote><address>Michel Foucault, &#8220;Che cos&#8217;è un autore?&#8221;, in <em>Scritti letterari</em>, Milano, Feltrinelli, 2004: 5.</address>
</blockquote>
<p>Leggendo quel &#8220;milioni di tracce&#8221; come non pensare a quello che sta accadendo oggi con il Web 2.0? Il testo del filosofo francese sembrerebbe allora inaugurare il concetto di etnografia della scrittura, nel senso di costruzione dell&#8217;identità attraverso la traccia scritta. Ma oggi, nell&#8217;ambiente digitale, la questione non è più definire &#8220;l&#8217;opera&#8221;, ma semmai mapparne la pressoché sconfinata estensione. Fra Twitter e Facebook, fra Delicious e Googledocs, fino ad arrivare agli acquisti online e &#8211; perché no &#8211; al Telepass, la rappresentazione-codifica scritta dell&#8217;individuo sconfina ben oltre il sé materiale. Travalica il corpo e si innesta nell&#8217;eterno flusso di dati digitali che ci pre-segue, ci circonda, ci avvolge. Dunque non più che cosa è l&#8217;opera, <em><strong>ma che cosa è l&#8217;individuo?</strong></em><br />
E ancora: fare l&#8217;edizione critica dell&#8217;uomo-opera digitale sarà mai possibile? Dove per &#8220;edizione&#8221; s&#8217;intende la ricostruzione storica della memoria di un evento. Il questionario di Foucault si allarga: non che cosa pubblicare o salvare, ma <em>come</em> si definisce un evento online? Qual è il confine fra il proprio e l&#8217;altrui? Di <em>chi</em>, non solo <em>di che</em> cosa, stiamo parlando? Esisterà in futuro una memoria che non sia collettiva, &#8220;sociale&#8221;?</p>
<p>Raul Mordenti, in un suo saggio di prossima pubblicazione (vedi <a href="http://infolet.it/2009/02/07/il-senso-del-testo-digitale-tradizione-o-decostruzione/" target="_blank">qui</a> la mia recensione al suo ultimo libro), scrive:</p>
<blockquote><p>&#8220;Se anche non avessimo più l&#8217;Autore (e la sua intenzione) noi avremmo comunque il testo; e se anche non avessimo più il testo (e la sua intenzione) noi avremmo comunque la tradizione del testo che ce lo trasmette, ciò che rappresenta, per l&#8217;appunto, lo specifico della filologia e della critica e la loro ragion d&#8217;essere. È questo il senso del testo&#8221;</p></blockquote>
<p>Ancora una volta obiettivo polemico di Mordenti è la &#8220;deriva ermetica&#8221; decostruzionista, che avrebbe rinunciato a qualsiasi pretesa di rintracciare un significato nel testo. Ma io credo che la critica postmoderna, e in questo caso Foucault, si scagliasse contro la nozione di &#8220;tradizione&#8221;, mostrando come fosse sempre e comunque un prodotto di determinate condizioni e contesti storico-sociali. Contesti nei quali le scelte erano (e sono) spesso diretta emanazione dei poteri dominanti (in altre parole, il principio di potere non è neutrale rispetto al principio di tradizione).</p>
<p>Dunque il punto non è se esista o meno un <em>senso</em>, ma dove rintracciarne l&#8217;origine. Chi ne è il proprietario? Chi il gestore? Chi sceglie e crea, chi garantisce l&#8217;accesso e la fruizione? Oggetto della decostruzione non è il senso del testo, ma la &#8220;tradizione che rappresenta&#8221;, il potere che tramanda e tra-disce. Il senso emerge dalla tradizione, ma metterla in discussione è l&#8217;unico modo per liberarlo.</p>
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