Il testo digitale è diverso
Oramai è un classico, e con pieno merito.
In quattro minuti e trentatre secondi, Michael Wesch non spiega soltanto le potenzialità sociali di quello che la moda chiama “web 2.0″, ma soprattutto dimostra che la macchina è fatta di testo: è scritta. A partire dalla superficie blu e sottolineata che attiva il grado zero dell’ipertestualità e dell’interattività, per arrivare alle profondità del codice (HTML, XHTML, XML che sia), e a prescindere dalla sua crescente multimedialità, il Web poggia le fondamenta della sua evoluzione, del suo funzionamento, del suo successo su una serie di caratteri alfanumerici che modellano pagine, relazioni e senso.
