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	<title>Infolet - Informatica e letteratura &#187; HTML</title>
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		<title>Web design per pochi</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Jun 2011 12:34:26 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[In una (giustificata) indifferenza generale, iWeb, la soluzione di Apple per creare siti web, sta cadendo nell’oblio della dismissione. iWeb era stato promosso nel 2006 come “il modo più facile per creare in pochi minuti pagine web dall’aspetto professionale, album fotografici on line, blog e podcast”, e in una certa misura l’ufficio stampa di Cupertino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In una (giustificata) indifferenza generale, <a href="http://www.apple.com/it/ilife/iweb/">iWeb</a>, la soluzione di Apple per creare siti web, sta cadendo <a title="Steve Jobs conferma l'arresto dell'hosting di iWeb e Mobile Me" href="http://www.melablog.it/post/14180/jobs-dice-addio-allhosting-iweb-e-mobile-me.html">nell’oblio della dismissione</a>.</p>
<p><a href="http://infolet.it/files/2011/06/addcontent_img_20090106.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-905" title="L'interfaccia di iWeb" src="http://infolet.it/files/2011/06/addcontent_img_20090106-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" /></a>iWeb era stato promosso nel 2006 come “il modo più facile per creare in pochi minuti pagine web dall’aspetto professionale, album fotografici on line, blog e podcast”, e in una certa misura <a title="Apple announces iLife '06" href="http://www.apple.com/pr/library/2006/jan/10ilife.html.">l’ufficio stampa di Cupertino</a> aveva ragione. Con ogni probabilità, non è mai esistito un programma così attraente e divertente da usare per creare una pagina web senza conoscere neanche un tag di HTML. Nel più puro stile Apple, e sulla base di temi predefiniti (oggettivamente eleganti, se si pensa alla destinazione d’uso e al target di utenti, entrambi amatoriali), l’interfaccia totalmente grafica di iWeb permette di trattare testi, immagini, foto, video e audio come oggetti da trascinare e rilasciare nella finestra del documento, per posizionarli e collocarli in luogo dei ‘segnaposto’ previsti dal tema, in un’integrazione trasparente con tutte le altre applicazioni della vita digitale come immaginata da Apple (iPhoto, iMovie, GarageBand, lo stesso iTunes).</p>
<p>Senza voler considerare il terribile codice HTML prodotto, il problema vero con iWeb è che la libertà di ‘giocare’ lasciata all’utente si riflette in una moltiplicazione di pagine che a loro volta moltiplicano le problematiche di gestione e compromettono inevitabilmente la sussistenza di un progetto identitario coerente. Per quanto il software possa trovare soluzioni intelligenti nella creazione di un menu di navigazione persistente oppure modalità immediate di ordinamento delle pagine (nel caso di iWeb, il trascinamento dell’icona di una pagina sopra o sotto le altre nella barra di sinistra dell’applicazione si traduce automaticamente in una modifica della posizione delle pagine nel menu del sito), tutto il peso dell’architettura del progetto insiste sull’utente, così come la scrittura della maggior parte delle componenti strutturali della pagina, che deve essere ripetuta ogni volta, documento dopo documento creato: il nome del sito, il titolo della pagina, il pié di pagina, la barra laterale.</p>
<p>Se si aggiunge la fatica di maneggiare configurazioni FTP per trasferire fisicamente i file dal computer nel quale le pagine statiche sono state create e modificate al server che le ospiterà, si capisce perché iWeb sia nato vecchio: in tempi in cui è il lo stesso <em>file system</em> a smaterializzarsi nella <a title="La nostra memoria ovunque: iCloud ci cambierà i connotati" href="http://archivio.unita.it/archivio/navigatore.php?page=36&amp;dd=08&amp;mm=06&amp;yy=2011&amp;nn&amp;ed=Nazionale&amp;url=http%3A%2F%2F82.85.28.114%2Fcgi-bin%2Fshowfile.pl%3Ffile%3Dedizioni%2F20110608%2Fpdf%2FNAZ%2Fpages%2F20110608_36_08NAZ36A.pdf">nuvola</a>, chi ha bisogno di progettare, lavorare e organizzare pagine nell&#8217;isolamento della scrivania quando può essere <a title="Wordpress.com" href="http://it.wordpress.com/">la macchina</a> <a title="Drupal Gardens" href="http://www.drupalgardens.com/">a occuparsene</a> nella socialità della Rete?</p>
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		<title>Schemi nuovi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Jun 2011 13:21:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Una storia che si ripete: a dettare le regole per il futuro della marcatura del Web sono i padroni della Rete, certo non un&#8217;istituzione come il World Wide Web Consortium. Google, Microsoft e Yahoo! hanno appena annunciato il supporto comune ai microdata, una metasintassi di HTML5 introdotta per aggiungere semantica al linguaggio degli ipertesti. Già [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Una storia che si ripete: a dettare le regole per <a title="Leggere il codice del Web, di Paolo Sordi" href="http://testoesenso.it/article/view/1/4">il futuro della marcatura del Web</a> sono i padroni della Rete, certo non un&#8217;istituzione come il World Wide Web Consortium. Google, Microsoft e Yahoo! <a title="Introducing schema.org" href="http://googlewebmastercentral.blogspot.com/2011/06/introducing-schemaorg-search-engines.html">hanno appena annunciato</a> il supporto comune ai <a title="Extending HTML5 — Microdata" href="http://html5doctor.com/microdata/">microdata</a>, una metasintassi di HTML5 introdotta per aggiungere semantica al linguaggio degli ipertesti. Già nell&#8217;estate del 2009, Google e Yahoo! avevano introdotto i <em>rich snippets</em>, vale a dire risultati di ricerca arricchiti dalla previsione nel codice delle pagine web di <a href="http://www.w3.org/TR/rdfa-syntax/">RDFa</a> e <a href="http://microformats.org/">microformats</a>, fino a oggi le due strade più seguite per rendere più significativi per la macchina i contenuti strutturati in HTML: la prima è una raccomandazione &#8216;dall&#8217;alto&#8217; del W3C dal 2008, si basa sul modello standard sviluppato dal W3C stesso per l’interscambio di dati sulla Rete ed è integrabile attraverso una codifica XHTML; la seconda una pratica &#8216;dal basso&#8217;, proposta da un manipolo di autori e imperniata su formati standard preesistenti, come per esempio <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/VCard">vCard</a>, ed integrabile anche nel vecchio HTML. Ma la strana alleanza dei motori di ricerca adesso alza il tiro, e produce e mette a disposizione <a title="Schema.org" href="http://schema.org/">nuovi schemi</a> (vocabolari, attributi e valori) per marcare contenuti che in precedenza non erano strutturabili oppure lo erano soltanto attraverso RDFa o microformats. E quando si legge che sarà comunque possibile utilizzare sia microdata che RDFa che microformats, ma non all&#8217;interno della stessa pagina web, l&#8217;invito agli autori appare esplicito. Così come appare chiaro che HTML5 sarà, anzi: è il nuovo codice della Rete.</p>
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		<title>Dietro la quinta</title>
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		<pubDate>Tue, 15 Dec 2009 16:39:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[All&#8217;inizio del 2009 il Web ha pronunciato le prime parole della sua quinta lingua. Nonostante HTML5 sia ancora lontano dal diventare una raccomandazione del W3C, l&#8217;applicabilità immediata sui browser di ultima generazione e il fascino esercitato sui web designer grazie a nuovi tag strutturali come header, article, nav, footer ne stanno diffondendo un&#8217;adozione crescente. Se si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>All&#8217;inizio del 2009 il Web <a title="An Event Apart and HTML 5" href="http://meyerweb.com/eric/thoughts/2009/01/02/an-event-apart-and-html-5/">ha pronunciato le prime parole</a> della sua <a title="HTML5, A vocabulary and associated APIs for HTML and XHTML" href="http://www.w3.org/TR/2009/WD-html5-20090825/">quinta lingua</a>. Nonostante HTML5 sia ancora lontano dal diventare una raccomandazione del W3C, l&#8217;applicabilità immediata sui browser di ultima generazione e il fascino esercitato sui web designer grazie a nuovi tag strutturali come <em>header</em>, <em>article</em>, <em>nav</em>, <em>footer</em> ne stanno diffondendo <a title="HTML5 Gallery" href="http://html5gallery.com/">un&#8217;adozione crescente</a>.<br />
<a title="Struttura di pagina web in HTML5" href="http://infolet.it/files/2009/12/html5-structure-20091215.png"><img class="size-medium wp-image-561 alignleft" src="http://infolet.it/files/2009/12/html5-structure-20091215-300x225.png" alt="Struttura di pagina web in HTML5" width="240" height="180" /></a>Se si considera <a title="XHTML 2 Working Group Expected to Stop Work End of 2009" href="http://www.w3.org/News/2009#entry-6601">l&#8217;interruzione definitiva</a> dello sviluppo di XHTML2 da parte dello stesso W3C, HTML5 si presenta attualmente come l&#8217;unico candidato a rappresentare il futuro dei linguaggi di marcatura ipertestuale. Non senza polemiche e recriminazioni, però, visto che dietro al markup si nascondono non soltanto versioni differenti dello sviluppo dei linguaggi della Rete ma anche e soprattutto posizioni di mercato contrastanti che ho cercato di riassumere in <a title="HTML5: il futuro della lingua franca del Web" href="http://www.icomit.it/pub/2009/02/02sordi.pdf">un articolo recente</a> che prefigura una nuova guerra dei browser.</p>
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		<title>Buon vecchio semantico HTML</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Dec 2008 12:20:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Paolo Sordi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tra gli informatici umanistici, l&#8217;HTML non gode di buonissima considerazione. Accomunato non a caso al Macintosh, il linguaggio inventato da Tim Berners Lee rappresenterebbe l&#8217;inizio della fine dell&#8217;informatica, il simbolo a tre doppie W del trionfo della forma sulla sostanza, la corruzione della grafica contro la purezza del Codice. A ripassare la sua storia, invece [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tra gli informatici umanistici, l&#8217;<acronym title="Hypertext Markup Language">HTML</acronym> non gode di buonissima considerazione. Accomunato non a caso al Macintosh, il linguaggio inventato da Tim Berners Lee rappresenterebbe l&#8217;inizio della fine dell&#8217;informatica, il simbolo a tre doppie W del trionfo della forma sulla sostanza, la corruzione della grafica contro la purezza del Codice.<br />
<img class="alignleft size-full wp-image-203" src="http://infolet.it/files/2008/06/visualizza-codice.png" alt="visualizza-codice" width="250" height="250" />A <a title="L' architettura del nuovo Web. Dall'inventore della rete il progetto di una comunicazione democratica, interattiva e intercreativa" href="http://www.ibs.it/code/9788807460289/berners-lee-tim/architettura-del-nuovo-web.html">ripassare la sua storia</a>, invece (storia che poi coincide con quella del World Wide Web tutto), appare evidente come il linguaggio di marcatura ipertestuale sia stato travolto dal suo proprio inaspettato successo e dalla sua studiata semplicità, fino a diventarne vittima.<br />
In un mondo che voleva luci, colori, animazioni, commerci e divertimenti, e lo voleva subito (non che ci sia nulla di male nel volerlo &#8211; o almeno non fin quando si richiedano ballerine e nani), convincere un web designer a codificare una pagina web secondo struttura e semantica era come cercare di convincere Bartleby a fare una qualsiasi cosa.<br />
Eppure, l&#8217;<acronym title="Hypertext Markup Language">HTML</acronym> per quello era nato, fornire a un documento da pubblicare sul web una marcatura strutturale e semantica, minima, banale, elementare se vogliamo: ma strutturale e semantica.<br />
Titoli, paragrafi, liste, link.<br />
E invece fu un diluvio inestricabile di <code>font</code> e attributi di allineamento, colore e dimensioni. L&#8217;alfiere di questa vera e propria deviazione semantica resterà per sempre l&#8217;elemento <code>table</code>: destinato a rappresentare dati tabulari (avete presente gli orridi fogli di Excel?), divenne l&#8217;<em>escamotage</em> codicistico per creare impaginazioni complesse per testate, menu e corpi di pagina in grado di replicare i classici ed elaborati layout tipografici.<br />
Ma questo, nel 1999, era l&#8217;<acronym title="Hypertext Markup Language">HTML</acronym> di Netscape (riposi in pace) e Microsoft, non del <a title="Il sito del World Wide Web Consortium" href="http://www.w3.org/">World Wide Web Consortium</a>.<br />
Dall&#8217;inizio del ventunesimo secolo, però, non esiste più spazio per fraintendimenti e tradimenti di senso: <a title="Una lista dei browser web attualmente disponibili" href="http://en.wikipedia.org/wiki/List_of_web_browsers">nuovi browser</a> <em>standards compliant</em> si sono affacciati sulla scena, una <a title="Il sito del Web Standards Project" href="http://www.webstandards.org/">nuova generazione di web designer</a> ha evangelizzato gli infedeli e gli scettici e soprattutto, con la release di Internet Explorer 5.5, anche Microsoft ha iniziato (titubante la sua parte, certo, ma comunque ha iniziato) ad abbracciare le raccomandazioni del <acronym title="World Wide Web Consortium">W3C</acronym> che dai <a title="Le specifiche dei CSS 2.1" href="http://www.w3.org/TR/CSS21/"><acronym title="Cascading Style Sheets">CSS</acronym></a> all&#8217;<a title="Le specifiche dell'XHTML 1" href="http://www.w3.org/TR/xhtml1"><acronym title="Extensible Hypertext Markup Language">XHTML</acronym></a>, passando per l&#8217;<a title="Le specifiche dell'XML" href="http://www.w3.org/TR/2006/REC-xml-20060816/"><acronym title="Extensible Markup Language">XML</acronym></a>, hanno ribadito la forza della codifica semantica e il valore della separazione della struttura dalla presentazione.<br />
Se andate a spulciare il codice sorgente di qualcuno dei vostri siti preferiti, anche di informatica umanistica, noterete che i cattivi costumi (e gli <code>align='center'</code>) sono duri a morire: fategli sapere che il buon vecchio semantico HTML è tornato tra noi, da un pezzo.</p>
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