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Buon vecchio semantico HTML

Tra gli informatici umanistici, l’HTML non gode di buonissima considerazione. Accomunato non a caso al Macintosh, il linguaggio inventato da Tim Berners Lee rappresenterebbe l’inizio della fine dell’informatica, il simbolo a tre doppie W del trionfo della forma sulla sostanza, la corruzione della grafica contro la purezza del Codice.
visualizza-codiceA ripassare la sua storia, invece (storia che poi coincide con quella del World Wide Web tutto), appare evidente come il linguaggio di marcatura ipertestuale sia stato travolto dal suo proprio inaspettato successo e dalla sua studiata semplicità, fino a diventarne vittima.
In un mondo che voleva luci, colori, animazioni, commerci e divertimenti, e lo voleva subito (non che ci sia nulla di male nel volerlo – o almeno non fin quando si richiedano ballerine e nani), convincere un web designer a codificare una pagina web secondo struttura e semantica era come cercare di convincere Bartleby a fare una qualsiasi cosa.
Eppure, l’HTML per quello era nato, fornire a un documento da pubblicare sul web una marcatura strutturale e semantica, minima, banale, elementare se vogliamo: ma strutturale e semantica.
Titoli, paragrafi, liste, link.
E invece fu un diluvio inestricabile di font e attributi di allineamento, colore e dimensioni. L’alfiere di questa vera e propria deviazione semantica resterà per sempre l’elemento table: destinato a rappresentare dati tabulari (avete presente gli orridi fogli di Excel?), divenne l’escamotage codicistico per creare impaginazioni complesse per testate, menu e corpi di pagina in grado di replicare i classici ed elaborati layout tipografici.
Ma questo, nel 1999, era l’HTML di Netscape (riposi in pace) e Microsoft, non del World Wide Web Consortium.
Dall’inizio del ventunesimo secolo, però, non esiste più spazio per fraintendimenti e tradimenti di senso: nuovi browser standards compliant si sono affacciati sulla scena, una nuova generazione di web designer ha evangelizzato gli infedeli e gli scettici e soprattutto, con la release di Internet Explorer 5.5, anche Microsoft ha iniziato (titubante la sua parte, certo, ma comunque ha iniziato) ad abbracciare le raccomandazioni del W3C che dai CSS all’XHTML, passando per l’XML, hanno ribadito la forza della codifica semantica e il valore della separazione della struttura dalla presentazione.
Se andate a spulciare il codice sorgente di qualcuno dei vostri siti preferiti, anche di informatica umanistica, noterete che i cattivi costumi (e gli align='center') sono duri a morire: fategli sapere che il buon vecchio semantico HTML è tornato tra noi, da un pezzo.

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CSS trascendenti

Chi codifica male, pensa male, vive male e progetta male. A dimostrare che markup semantico e fogli di stile non fossero un freno alla creatività dei web designer, tcss250venne css Zen Garden: una galleria di (bellissimi) esercizi di stile che nel 2003 consegnò la prova definitiva della pretestuosità delle critiche all’XHTML e ai Cascading Style Sheets. Un anno fa, Andy Clarke ha quindi pubblicato per New Riders Trascending CSS: The Fine Art of Web Design, un libro che a quella illuminata  esperienza deve la genesi: un vero e proprio manifesto in cui l’analisi strutturale degli oggetti che compongono un sito web e la conseguente marcatura si sposano con un utilizzo innovativo e avanzato delle tecniche dei fogli di stile. Ora, Pearson Education propone l’edizione italiana di questo testo fondamentale per chiunque si occupi di web design senza dimenticare il codice: Oltre i Css - La sottile arte del web design.

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