<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Infolet - Informatica e letteratura &#187; Segnalazioni &amp; Eventi</title>
	<atom:link href="http://infolet.it/categoria/segnalazioni-eventi/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://infolet.it</link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Mon, 12 Jul 2010 22:13:43 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.8.4</generator>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
			<item>
		<title>Welcome to CIberalia</title>
		<link>http://infolet.it/2010/07/10/welcome-to-ciberalia/</link>
		<comments>http://infolet.it/2010/07/10/welcome-to-ciberalia/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 10 Jul 2010 16:42:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[digital humanities]]></category>
		<category><![CDATA[humanidades digitales]]></category>
		<category><![CDATA[José Antonio Millán]]></category>
		<category><![CDATA[José Manuel Megías]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Mercedes López Suárez]]></category>
		<category><![CDATA[Spagna]]></category>
		<category><![CDATA[Universidad Complutense]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=715</guid>
		<description><![CDATA[Si è concluso ieri a San Lorenzo del Escorial il corso estivo &#8220;El texto digital ante la encrucijada del libro electrónico y del hipertexto&#8221;, organizzato da José Manuel Lucía Megías e Mercedes López Suárez dell&#8217;Università Complutense di Madrid. L’evento non è stato solo l’occasione per fare il punto sull’informatica umanistica in Spagna, ma ha coinvolto [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2010/07/Escorial.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-720" title="Escorial" src="http://infolet.it/files/2010/07/Escorial-225x300.jpg" alt="Escorial" width="225" height="300" /></a>Si è concluso ieri a San Lorenzo del Escorial il corso estivo &#8220;El texto digital ante la encrucijada del libro electrónico y del hipertexto&#8221;, organizzato da José Manuel Lucía Megías e Mercedes López Suárez dell&#8217;Università Complutense di Madrid. L’evento non è stato solo l’occasione per fare il punto sull’informatica umanistica in Spagna, ma ha coinvolto istituzioni, editori, imprese, studiosi e anche autori in quattro giorni di conferenze e tavole rotonde sul presente e il futuro dei nuovi formati e generi del testo digitale. E’ prevista la pubblicazione degli atti e dunque ci sarà tempo per riflettere sui singoli contributi, ma dico subito che ho trovato interessante la tensione fra il punto di vista di istituzioni (<a href="http://www.mcu.es/libro/" target="_blank">Dirrección General del Libro, Archivos y Bibliotecas</a>; <a href="http://www.ucm.es/BUCM/atencion/5761.php" target="_blank">Biblioteca Digital Complutense</a>), editori (Santillana) e imprese (Google, Telefónica, ecc.) e i creatori di contenuti digitali (<a href="http://www.domenicochiappe.com" target="_blank">Doménico Chiappe</a>): i primi impegnati nel disegnare contenitori, modelli di business e in definitiva “regole di gestione”, i secondi nell’esplorare le possibilità offerte dalla convergenza mediale e consapevoli che l’opera digitale sfugge non solo alle classificazioni degli studiosi, ma anche ai tentativi di governi e aziende di regolamentarne confini e accessi. Si tratta ovviamente di problemi aperti e di difficile soluzione con gli attuali strumenti concettuali (tutti ereditati da Gutenberg), ma la mia impressione è che i secondi abbiano le idee molto più chiare dei primi.</p>
<p>Mi ha inoltre colpito la qualità degli interventi dei colleghi spagnoli: Laura Borrás e Dolores Romero hanno offerto un panorama estremamente interessante sia delle opere della <a href="http://www.hermeneia.net/" target="_blank">letteratura digitale</a> sia delle riflessioni teoriche in questo campo. La vitalità del panorama ispanico trova insomma conferma in queste giornate, articolate in modo sapiente da José Manuel Megías. Nelle mie <a href="http://infolet.it/files/2010/07/Humanista_digital2010.pdf">proposte conclusive</a>, oltre a riassumere la storia e le tendenze attuali delle <em><a href="http://tcp.hypotheses.org" target="_blank">Digital Humanities</a></em>, ho auspicato la creazione di una rete ibero-italiana di informatica umanistica. Da molto tempo infatti sostengo la necessità di federare le lingue romanze, non solo per evidenti ragioni di affinità culturale, ma poter realizzare proposte e progetti comuni in un campo in cui gran parte della tecnologia e del software è made in USA e le principali organizzazioni internazionali sono dominate dalla componente anglo-americana. Senza assumere una volontà di potenza da parte dei nostri colleghi d’oltre oceano (e d’oltre Manica), è urgente che l’identità romanza si doti di propri strumenti e propri luoghi di riflessione. Come scriveva già dieci anni fa <a href="http://jamillan.com/librosybitios/" target="_blank">José Antonio Millán</a>, se “las redes son las autopistas de los flujos de bienes y servicios digitales… las tecnologías serán los peajes obligatorios” (<em>Internet y el español</em>, Fundación Retevision, Madrid, 2001, p. 141). Il rischio, in un futuro non troppo lontano, è che saremo obbligati a pagare per poter utilizzare le nostre lingue.</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Si è concluso ieri a San Lorenzo del Escorial il corso estivo &#8220;El texto digital ante la encrucijada del libro electrónico y del hipertexto&#8221;, organizzato da José Manuel Lucía Megías e Mercedes López Suárez dell&#8217;Università Complutense di Madrid. L’evento non è stato solo l’occasione per fare il punto sull’informatica umanistica in Spagna, ma ha coinvolto istituzioni, editori, imprese, studiosi e anche autori in quattro giorni di conferenze e tavole rotonde sul presente e il futuro dei nuovi formati e generi del testo digitale. E’ prevista la pubblicazione degli atti e dunque ci sarà tempo per riflettere sui singoli contributi, ma dico subito che ho trovato interessante la tensione fra il punto di vista di istituzioni (Dirrección General del Libro, Archivos y Bibliotecas; Biblioteca Digital Complutense), editori (Santillana) e imprese (Google, Telefónica, ecc.) e i creatori di contenuti digitali (Domenico Chiappe): i primi impegnati nel disegnare contenitori, modelli di business e in definitiva “regole di gestione”, i secondi nell’esplorare le possibilità offerte dalla convergenza mediale e consapevoli che l’opera digitale sfugge non solo alle classificazioni degli studiosi, ma anche ai tentativi di governi e aziende di regolamentarne confini e accessi. Si tratta ovviamente di problemi aperti e di difficile soluzione con gli attuali strumenti concettuali (tutti ereditati da Gutenberg), ma la mia impressione è che i secondi abbiano le idee molto più chiare dei primi.</div>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 0px; width: 1px; height: 1px; overflow-x: hidden; overflow-y: hidden;">Mi ha inoltre colpito la qualità degli interventi dei colleghi spagnoli: Laura Borrás e Dolores Romero hanno offerto un panorama estremamente interessante sia della letteratura digitale sia delle riflessioni teoriche in questo campo. La vitalità del panorama ispanico trova insomma conferma in queste giornate, articolate in modo sapiente da José Manuel Megías. Nelle mie proposte conclusive, oltre a riassumere la storia e le tendenze attuali delle Digital Humanities, ho auspicato la creazione di una rete ibero-italiana di informatica umanistica. Da molto tempo infatti sostengo la necessità di federare le lingue romanze, non solo per evidenti ragioni di affinità culturale, ma poter realizzare proposte e progetti comuni in un campo in cui gran parte della tecnologia e del software è made in USA e le principali organizzazioni internazionali sono dominate dalla componente anglo-americana. Senza assumere una volontà di potenza da parte dei nostri colleghi d’oltre oceano (e d’oltre Manica), è urgente che l’identità romanza si doti di propri strumenti e propri luoghi di riflessione. Come scriveva già dieci anni fa José Antonio Millán, se “las redes son las autopistas de los flujos de bienes y servicios digitales… las tecnologías serán los peajes obligatorios” (Internet y el español, Fundación Retevision, Madrid, 2001, p. 141). Il rischio, in un futuro non troppo lontano, è che saremo forzati a pagare per poter utilizzare la nostre lingue.</div>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2010/07/10/welcome-to-ciberalia/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Canoni liquidi</title>
		<link>http://infolet.it/2010/06/04/canoni-liquidi/</link>
		<comments>http://infolet.it/2010/06/04/canoni-liquidi/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 21:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Gruppo Ricerca R3]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
		<category><![CDATA[cultural studies]]></category>
		<category><![CDATA[Dante]]></category>
		<category><![CDATA[Marcello Buiatti]]></category>
		<category><![CDATA[Omero]]></category>
		<category><![CDATA[roma tre]]></category>
		<category><![CDATA[varianti]]></category>
		<category><![CDATA[variazione culturale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=669</guid>
		<description><![CDATA[
&#8220;La costituzione dei sé o delle personalità è impensabile in qualsiasi altro modo che non sia quello di una riformazione costante e perennemente incompiuta.&#8221; (Zygmunt Bauman, Vita liquida).
A scuola abbiamo letto e studiato Omero, Dante o la Bibbia come testi di riferimento: immutabili, fissi, “canonici”. Stabiliti “una volta per tutte”, insomma. I testi canonici sono [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2010/06/locandina-A3.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-672" title="Canoni liquidi, Roma Tre 14-15 giugno 2010" src="http://infolet.it/files/2010/06/locandina-A3-212x300.jpg" alt="Canoni liquidi, Roma Tre 14-15 giugno 2010" width="212" height="300" /></a></p>
<h6><span style="color: #800000;">&#8220;La costituzione dei sé o delle personalità è impensabile in qualsiasi altro modo che non sia quello di una riformazione costante e perennemente incompiuta.&#8221; (</span><span style="font-style: normal;"><span style="color: #800000;">Zygmunt Bauman</span></span><span style="color: #800000;">, </span><em><span style="color: #800000;">Vita liquida</span></em><span style="color: #800000;">).</span></h6>
<p>A scuola abbiamo letto e studiato Omero, Dante o la Bibbia come testi di riferimento: immutabili, fissi, “canonici”. Stabiliti “una volta per tutte”, insomma. I testi canonici sono al centro della nostra identità culturale. Ma come viene tramandata la loro memoria? E come si è costituita la loro presunta stabilità? Uno sguardo alla storia dei testi ci svela che la questione è più complessa di come pensavamo. Tanto le grandi opere dell’antichità, quanto quelle più vicine ai nostri tempi, hanno subito nel corso del tempo innumerevoli metamorfosi, sotto la pressione di eventi sociali e politici, interessi ideologici o religiosi, errori accidentali o consapevoli manipolazioni.  Il seminario internazionale <a href="http://www.digitalvariants.org/news" target="_blank">“Canoni liquidi”</a>, che si svolgerà a Roma Tre il 14 e 15 giugno, cerca di fare il punto su tali questioni, mettendo a confronto un gruppo interdisciplinare di studiosi (dall’antropologia alle filologie classiche, dall’informatica alla sociologia, dalla teoria letteraria alla biologia) chiamati a discutere in modo aperto e al di là dei recinti accademici che cosa significhi, ieri come oggi, produrre, conservare e trasmettere la memoria e i saperi.<br />
Sotto la pressione degli strumenti digitali, la nostra idea di testo sta cambiando. Ma insieme al testo mutano le nostre idee di cultura e dunque le nostre identità. Un’analisi approfondita del passato ci rivela che la variazione e l’instabilità sono gli elementi costitutivi della cultura. Anzi, senza variazione, ovvero senza interazione e contaminazione, non è possibile trasmettere la cultura. La diversità e la variazione, insomma, non costituiscono l’eccezione, ma la regola.</p>
<p>Ma la sorpresa più grande forse è che questo modo di trasmettersi della cultura trova delle analogie nell’essere vivente. Marcello Buiatti, biologo e genetista dell’Università di Firenze, spiegherà nella conferenza d’apertura come gli organismi viventi, per poter vivere e riprodursi, si adattino ai cambiamenti dell’ambiente in una costante dialettica fra i vincoli imposti dai geni e gli stimoli e le variazioni dell’ambiente. Sul terreno di un inedito incontro fra scienze umanistiche e biologia si gioca insomma il futuro della nostra comprensione della trasmissione della memoria culturale.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2010/06/04/canoni-liquidi/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Corso estivo &#8220;Dal testo digitale al libro elettronico&#8221;</title>
		<link>http://infolet.it/2010/06/01/corso-estivo-dal-testo-digitale-al-libro-elettronico/</link>
		<comments>http://infolet.it/2010/06/01/corso-estivo-dal-testo-digitale-al-libro-elettronico/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 01 Jun 2010 00:14:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[corso estivo]]></category>
		<category><![CDATA[ipertesto]]></category>
		<category><![CDATA[José Manuel Lucía Megías]]></category>
		<category><![CDATA[libro elettronico]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=659</guid>
		<description><![CDATA[Dal 5 al 9 luglio si svolgerà a San Lorenzo de El Escorial, magnifica sede dei corsi estivi dell&#8217;Università Complutense di Madrid, il corso &#8220;El texto digital ante la encrucijada del libro electrónico y del hipertexto&#8221;. Si tratta di uno delle prime &#8220;summer school&#8221; interamente dedicate ai temi dell&#8217;informatica testuale che si svolge in Spagna. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2010/06/manifesto_curso1.JPG"><img class="alignleft size-medium wp-image-665" title="manifesto_curso" src="http://infolet.it/files/2010/06/manifesto_curso1-213x300.jpg" alt="manifesto_curso" width="213" height="300" /></a>Dal 5 al 9 luglio si svolgerà a San Lorenzo de El Escorial, magnifica sede dei corsi estivi dell&#8217;Università Complutense di Madrid, il corso <a title="Vai alla pagina del corso dell'Escorial" href="http://www.ucm.es/info/cv/subweb/prog/programas/71110.html" target="_blank">&#8220;El texto digital ante la encrucijada del libro electrónico y del hipertexto&#8221;</a>. Si tratta di uno delle prime &#8220;summer school&#8221; interamente dedicate ai temi dell&#8217;informatica testuale che si svolge in Spagna. La direzione (e ideazione) del corso si deve a <a href="http://www.ucm.es/BUCM/escritores/jmlucia_megias" target="_blank">José Manuel Lucía Megías</a>, uno dei filologi più impegnati nella diffusione dell&#8217;informatica umanistica nel suo paese. Fra gli sponsor e patrocinatori dell&#8217;iniziativa spicca la &#8220;Dirección General del Libro, Archivos y Bibliotecas&#8221; del Ministero della Cultura spagnolo. Il <a title="Apri programma (PDF)" href="http://www.ucm.es/info/cv/cursos2010_pdf/71110.pdf" target="_blank">programma</a> è intelligentemente diversificato e vede la partecipazione di esperti provenienti sia dal mondo editoriale sia da quello accademico. Gli studenti possono iscriversi fino al  <strong>4 giugno </strong>e fare <a title="Iscriviti" href="http://www.ucm.es/info/cv/matriculainst.html" target="_blank">domanda</a> per una borsa di studio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2010/06/01/corso-estivo-dal-testo-digitale-al-libro-elettronico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Piave mormorò</title>
		<link>http://infolet.it/2010/05/28/il-piave-mormoro/</link>
		<comments>http://infolet.it/2010/05/28/il-piave-mormoro/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 28 May 2010 12:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>federico caria</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Fiormonte]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Tomasi]]></category>
		<category><![CDATA[Gamaleri]]></category>
		<category><![CDATA[L'umanista digitale]]></category>
		<category><![CDATA[Mario Tedeschini Lalli]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Lana]]></category>
		<category><![CDATA[postmodernità]]></category>
		<category><![CDATA[roma tre]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Numerico]]></category>
		<category><![CDATA[Tito Orlandi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=641</guid>
		<description><![CDATA[Per dare la loro interpretazione di chi o cosa sia “L’umanista digitale”, il 24 maggio scorso, si sono riuniti attorno a Teresa Numerico e Domenico Fiormonte, due autori dell&#8217;omonimo libro, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana e Tito Orlandi. L’aula era piena; piena di studenti, dei pochi docenti riusciti a sfuggire agli impegni accademici; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<a href="http://infolet.it/2010/05/28/il-piave-mormoro/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a>
<p>Per dare la loro interpretazione di chi o cosa sia “L’umanista digitale”, il 24 maggio scorso, si sono riuniti attorno a Teresa Numerico e Domenico Fiormonte, due autori dell&#8217;omonimo libro, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana e Tito Orlandi. L’aula era piena; piena di studenti, dei pochi docenti riusciti a sfuggire agli impegni accademici; tutte facce curiose e sveglie sotto gli occhi della Tv Sat2000, che all&#8217;evento ha dedicato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dB3xRS3Occ0" target="_blank">servizio</a> all&#8217;interno del programma <a href="http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it/" target="_blank">La compagnia del libro</a>. Problemi di connessione però: nell’aula Verra della Facoltà di Lettere di Roma Tre non c’era modo di far arrivare la rete. A parte il paradosso, il clima era proprio bello. Tito Orlandi in veste di moderatore (quale altro ruolo per il “padre di tutti”?) ripercorre la storia dell’Informatica Umanistica quasi con la metafora della Resistenza (sarà complice la data, ma ce n&#8217;è bisogno, ancora e soprattutto in questo momento), prima di invitare Tedeschini Lalli a prendere la parola. Lalli ci mette un po’ a scaldarsi. È un giornalista del gruppo Espresso e docente di Giornalismo digitale all’Università di Urbino. Il suo intervento, molto personale, progressivamente si colora mettendo in evidenza l’aspetto identitario dei contenuti del libro a dispetto del “buco nero” all’interno del quale il digitale ci ha catapultati (T. Lalli è un appassionato d’astronomia) e che ci lascia, al momento, disorientati riguardo a che cosa ci attende al di là. Fantasmi di postmodernità? La conoscenza frequenta un iperuranio molto labile, secondo Gamaleri, sociologo della comunicazione e docente a Roma Tre; una cattedrale d’informazione dalla facciata incostante quanto Rouen, forse impossibile da fissare su tela, perlomeno non con gli oli tradizionali – molto bene quando Lalli fa notare che il postmoderno è rimasto alle porte dell’accademia, realtà o spauracchio che sia.</p>
<p>Ciò che “L’Umanista digitale” testimonia oggi è una situazione decisamente netta. C’è un oggetto, c’è un campo di studi, una ferma posizione teorica, almeno alla base, attorno alla quale, soprattutto, si raccoglie un movimento tenace in Italia e <a href="http://manifesto.humanities.ucla.edu/" target="_blank">all&#8217;estero</a>. Maurizio Lana, ricercatore di Linguistica all’Università del Piemonte Orientale, il più tecnico degli invitati, rincara la dose sul valore “affermativo” di questo libro. Gli piace ricordare i pionieri Licklider ed Engelbart e il valore degli strumenti informatici che sono un potenziamento dell’intelletto umano, della sfera creativa e produttiva esaltata dalle nuove tecnologie. La sua esperienza sulla testualità digitale lo porta ad evidenziare le affascinanti sfide che le macchine portano con sé (affascinanti perché tutte culturali), come il rapporto controverso fra il nostro linguaggio e il linguaggio macchina, la percezione e la conservazione della memoria, l’obsolescenza dei supporti messi nel cassetto assieme alle testimonianze che trasportano. Problema di coscienza critica insomma, nuova o vecchia non importa, perché la coscienza critica è un valore assoluto – rimette tutti d’accordo Orlandi: un’abitudine da recuperare, piuttosto, una volta messo il naso fuori dallo stallo gravitazionale (T. Lalli docet), ed esercitare con convinzione nei confronti dell’oracolo Google che divora tutto (Vate affamato), di un sistema d’istruzione scaduto e degenerato, della nostra coscienza critica stessa. Ma ancora un attimo, prima che Orlandi trascini nell’aula Verra chi era rimasto nell’iperuranio, perché si sta arrivando al momento più vivo della discussione. Infatti tocca agli studenti parlare, quasi fossero invitati a sedere alla tavola rotonda. E sono di gran lunga i più convincenti, perché di poche parole, quando illustrano timorosi la loro esperienza maturata durante i corsi, e che li ha spinti in alcuni casi a farsi co-autori di questo volume. Dell’Umanista digitale, infatti, non esiste soltanto una traduzione analogica: la partita più bella sembra essere stata quella giocata in poche decine di ore di lezione catapultate sul web con tutta la loro dinamica, quella vera, che scaturisce dal dialogo (vedi <a href="http://testodigitale.infolet.it/" target="_blank">Forme e Generi della testualità digitale</a>). Soprattutto i ragazzi sono partecipi orgogliosi di questa identità, e quando ne parlano davanti a tutti lo fanno con imbarazzo, quello stesso imbarazzo che si prova quando si è chiamati a parlare dopo un ascolto durato troppo tempo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2010/05/28/il-piave-mormoro/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>1</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Presentazione &#8220;L&#8217;umanista digitale&#8221;</title>
		<link>http://infolet.it/2010/05/08/presentazione-lumanista-digitale/</link>
		<comments>http://infolet.it/2010/05/08/presentazione-lumanista-digitale/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 08 May 2010 10:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Francesca Tomasi]]></category>
		<category><![CDATA[informatica umanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Maurizio Lana]]></category>
		<category><![CDATA[Teresa Numerico]]></category>
		<category><![CDATA[Tito Orlandi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=635</guid>
		<description><![CDATA[Il 24 maggio alle ore 11, nell&#8217;Aula Verra della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana, Tito Orlandi e gli studenti dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione discuteranno il volume L&#8217;umanista digitale di Teresa Numerico, Domenico Fiormonte e Francesca Tomasi (Il Mulino, 2010).
La discussione si propone [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2010/05/umanistadigitale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-637" title="umanistadigitale" src="http://infolet.it/files/2010/05/umanistadigitale-207x300.jpg" alt="umanistadigitale" width="207" height="300" /></a>Il <strong>24 maggio alle ore 11</strong>, nell&#8217;Aula Verra della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana, Tito Orlandi e gli studenti dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione discuteranno il volume <em><a href="http://www.mulino.it/edizioni/universita/scheda_volume.php?vista=indice_esteso&amp;ISBNART=13425" target="_blank">L&#8217;umanista digitale</a></em> di Teresa Numerico, Domenico Fiormonte e Francesca Tomasi (Il Mulino, 2010).</p>
<p>La discussione si propone di affrontare le diverse prospettive critiche intrecciate nel libro: l’origine dell’informatica umanistica e le connessioni epistemiche con l’informatica, l’analisi dell’impatto delle tecnologie della comunicazione sulla società e le trasformazioni che attraversano le professioni legate alla produzione di contenuti.</p>
<p><em>Saranno presenti gli autori.</em></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2010/05/08/presentazione-lumanista-digitale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>&#8220;The big thing&#8221; è già qui</title>
		<link>http://infolet.it/2010/01/07/the-big-thing-e-gia-qui/</link>
		<comments>http://infolet.it/2010/01/07/the-big-thing-e-gia-qui/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 23:07:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[digital humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Informatica culturale]]></category>
		<category><![CDATA[informatica umanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Modern Language Association]]></category>
		<category><![CDATA[Tito Orlandi]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=599</guid>
		<description><![CDATA[Tito Orlandi (che ringrazio) mi segnala questo interessante articolo pubblicato dal Chronicle of Higher Education. Si tratta di una cronaca dell&#8217;ultimo convegno della Modern Language Association, dove le Digital Humanities, secondo l&#8217;autore, si avviano a diventare &#8220;the next big thing&#8221;. La conferenza MLA, la grande kermesse statunitense dedicata agli studi di lingua e letteratura, si è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tito Orlandi (che ringrazio) mi segnala questo interessante <a href="http://chronicle.com/blogPost/The-MLAthe-Digital/19468/" target="_blank">articolo</a> pubblicato dal <em><a href="http://chronicle.com/" target="_blank">Chronicle of Higher Education</a></em>. Si tratta di una cronaca dell&#8217;ultimo convegno della Modern Language Association, dove le Digital Humanities, secondo l&#8217;autore, si avviano a diventare &#8220;the next big thing&#8221;. La conferenza MLA, la grande kermesse statunitense dedicata agli studi di lingua e letteratura, si è infatti sempre dimostrata abbastanza scettica nei confronti delle novità tecnologiche. Ma le cose cambiano &#8211; a volte molto in fretta. Fra tante luci, anche qualche ombra, che rivela problemi comuni al di qua e al di là dell&#8217;atlantico: per esempio lo spinoso e tuttora irrisolto problema del riconoscimento dei prodotti digitali della ricerca. Nonché la questione delle difficoltà di inserimento delle nuove generazioni di ricercatori &#8220;nativi digitali&#8221;:</p>
<blockquote><p>At the very moment when our profession needs revitalization and willingness to embrace chance, we have shut out the generation that is poised to provide it, and most of them will have to take their skills and enthusiasm elsewhere.</p></blockquote>
<p>La domanda sorge spontanea: se i nostri giovani ricercatori fuggono dall&#8217;Italia, magari proprio per andare in USA, dove emigreranno quelli statunitensi? Assisteremo fra qualche anno a una migrazione da nord a sud, o meglio da centro a periferia? Sarà mica un segnale che anche le polarità geo-culturali, grazie alle nuove tecnologie, si stanno allentando?</p>
<p>C&#8217;è di che riflettere in questo inizio 2010.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2010/01/07/the-big-thing-e-gia-qui/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Associazione sì, ma con anima</title>
		<link>http://infolet.it/2010/01/04/associazione-si-ma-con-anima/</link>
		<comments>http://infolet.it/2010/01/04/associazione-si-ma-con-anima/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 17:43:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Risorse]]></category>
		<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[associazione]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[digital humanities]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Gigliozzi]]></category>
		<category><![CDATA[informatica umanistica]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=576</guid>
		<description><![CDATA[Il 17 dicembre si è svolta a Firenze la riunione organizzata dalla Fondazione Rinascimento Digitale per discutere la creazione di un&#8217;associazione di Informatica Umanistica. La partecipazione è stata ampia e fra mattina e primo pomeriggio hanno parlato circa una ventina di persone provenienti da aree geografiche, esperienze e settori disciplinari diversi. Ciascuno ha avuto a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il 17 dicembre si è svolta a Firenze la <a href="http://www.rinascimento-digitale.it" target="_blank">riunione</a> organizzata dalla Fondazione Rinascimento Digitale per discutere la creazione di un&#8217;associazione di Informatica Umanistica. La partecipazione è stata ampia e fra mattina e primo pomeriggio hanno parlato circa una ventina di persone provenienti da aree geografiche, esperienze e settori disciplinari diversi. Ciascuno ha avuto a disposizione circa cinque minuti per esporre le sue idee. In tale contesto è evidente che tutti abbiamo cercato elementi di convergenza, convinti come siamo della necessità di creare questa associazione sulla base – passatemi il termine in voga – di “larghe intese”. Tuttavia in cinque minuti non era possibile articolare una posizione. E dunque credo sia renda necessario, in vista anche della stesura dello statuto, un approfodimento della discussione, da portare avanti in varie forme (forum, mailing list, questo blog, ecc.).</p>
<p>Le riflessioni che seguono riprendono sia alcuni dei temi toccati negli interventi fiorentini sia un recente scambio di mail (ancora in corso) fra i vari partecipanti.</p>
<p>1) Mi pareva fosse chiaro sia dalle premesse (Tammaro, Bozzi) sia da molti interventi (Ciotti, ecc.), che l’associazione dovesse nascere il più possibile aperta verso ogni disciplina e ogni settore di ricerca. Il nome proposto è (era) infatti &#8220;Rete italiana per la cultura umanistica digitale&#8221;. Tuttavia, dopo aver letto alcune mail di colleghi e colleghe, credo sia il momento di domandarsi qual è il significato che ciascuno di noi assegna al termine &#8220;cultura digitale&#8221;. A Firenze è sembrato evidente che per alcuni (e la cornice in cui si svolgeva l&#8217;evento rafforza quest&#8217;impressione) tale &#8220;cultura digitale&#8221; si identifichi o tenda a identificarsi con la produzione e gestione di archivi, biblioteche e <em>repositories</em> digitali e con il suo vasto “indotto” (penso ad es. all’analisi dei contenuti, es. <a href="http://portal.tapor.ca/" target="_blank">TAPoR</a>). E&#8217; vero che al momento il settore archivistico-bibliotecario ha assunto una funzione di traino nei confronti di ciò che chiamiamo informatica umanistica, ma a mio parere le <em>digital humanities</em> non sono né possono essere solo questo. Tanto per dirne una: la progettazione (e la riflessione su) degli strumenti di insegnamento riguarda gli specifici settori che ne fanno uso (dall’insegnamento delle lingue alla didattica della geografia o della storia), gli informatici oppure entrambi? E secondo quali percentuali?</p>
<p>2) Nel mio intervento ho cercato di spiegare che qualsiasi iniziativa vogliamo intraprendere non può non tenere conto del futuro, ovvero dell&#8217;investimento sui giovani. La domanda allora è: quali sono gli strumenti con cui dovremmo formare le nuove generazioni? Di qui la proposta di riflettere su un sillabo di IU e censire tutte le attività formative sul territorio nazionale. E tuttavia a che cosa attribuire la debolezza accademica dell&#8217;informatica umanistica se non all&#8217;assenza di un SSD di Informatica Umanistica (o comunque lo si voglia chiamare)? Sebbene sia in atto una riorganizzazione generale dei settori discplinari, va trovato un modo per garantite un futuro a questa disciplina o insieme di discipline, pensando alla progettazione di un dottorato e al rilancio e al consolidamento delle lauree magistrali. Per fare questo non possiamo escludere dall&#8217;orizzonte la creazione del gruppo disciplinare autonomo. Non solo non credo che questo sia in contraddizione con l&#8217;interdisciplinarietà, ma anzi ritengo che, almeno in Italia, questo sia l&#8217;unico modo per costruire uno spazio genuinamente interdisciplinare e libero da ipoteche. D&#8217;altra parte è sempre stato così: non solo la prima cattedra di Informatica in Italia risale agli anni Sessanta, ma ricordo che stessa sorte è toccata alla Sociologia, osteggiata fin dall&#8217;inizio sia dagli umanisti (filosofi, pedagogisti, ecc.) che dagli &#8217;scienziati&#8217; (psicologi, ecc.).</p>
<p>3) Mi dispiace che a Firenze nessuno abbia ricordato che nel 2003 preparammo un <a href="http://www.lingue.unitus.it//docenti/informatica/appello/" target="_blank">documento</a> che venne firmato da oltre 180 docenti, ricercatori ed esperti che riassumeva le caratteristiche principali dell&#8217;informatica umanistica. Questo documento avrebbe potuto essere una prima base di discussione ed evitare molte confusioni e molti fraintendimenti. Tuttavia per qualche motivo nessuno &#8211; me incluso &#8211; lo ha citato. <em>Mea culpa</em>. Il rispetto per la storia, inclusa la propria, è molto importante quando ci accingiamo a costruire qualcosa di nuovo.</p>
<p>4) Il problema dell’interdisciplinarietà è stato lo spettro che si aggirava per i soffitti dell&#8217;elegante sala della Casa di Dante. A tale proposito, nell’intervento di Maristella Agosti, docente di ingegneria alla Facoltà di Lettere di Padova, mi hanno colpito tre cose: a) l’affermazione che l’informatica umanistica probabilmente non esiste; b) la proposta che il convegno della neonanda associazione si svolgesse in appendice al convegno nazionale sulle biblioteche digitali (non ricordo esattamente quale); c) la rivendicazione di una presenza degli ingegneri in seno al MIBAC. Forse non rendo giustizia alle generose aperture della collega, ma credo che a) lo spazio di ricerca e riflessione creato da un piccolo gruppo di pionieri (italiani e non) negli ultimi trenta-quarant&#8217;anni sia diventato talmente importante che oggi persino gli ingegneri se ne occupano e lo rivendicano come proprio; b) in tutto il mondo esistono programmi di insegnamento e ricerche che esplicitamente fanno riferimento a quella storia e a quelle persone (cfr. T. Numerico / D. Fiormonte / F. Tomasi, <em>L&#8217;umanista digitale</em>, <a href="http://infolet.it/files/2010/01/appendice.pdf">appendice</a>, Il Mulino, in stampa). Forse non abbiamo bisogno di un&#8217;altra &#8220;scatola&#8221;, ma certamente non possiamo rtienerci soddisfatti di quelle attuali. Però, in quale scatola disciplinare racchiudere progetti come la <a href="http://wh.rutgers.edu/" target="_blank">Writers House</a> o le <a href="http://www.noahwf.com/" target="_blank">opere</a> di Noah Wardrip Fruin e altri? A me pare che questi campi non solo debbano essere rappresentati all&#8217;interno dell&#8217;associazione, ma ne possano costituire un punto di forza.  La ricerca di successo è quasi sempre interdisciplinare (forse meta-disciplinare), ma questo è ancora più vero nel campo delle DH dove il DNA della ricerca nasce già, per così dire, &#8220;disciplinarmente modificato&#8221;. Mi dispiace ricorrere ancora a un&#8217;inelegante autocitazione, ma forse un ripasso può essere utile:</p>
<blockquote><p>I centri di ricerca, durante la Seconda guerra mondiale e negli anni immediatamente successivi ad essa, hanno creato uno spazio tra le discipline, una terra di nessuno nella quale, come disse Norbert Wiener, è stato possibile costruire l’innovazione. La nostra impressione è che i problemi etici, sociali, filosofici ed epistemologici siano stati tematizzati fin dalla nascita dell’informatica e siano stati presenti anche nel successivo passaggio innovativo: quando il computer fu rappresentato come uno strumento di comunicazione. Questa prospettiva comunicativa, che non esiteremmo a considerare rivoluzionaria, è stata alla base del concetto di interfaccia uomo-macchina e anche dell’idea di una rete di interconnessione tra tutte le macchine. A essa hanno contribuito personaggi come Vannevar Bush, J.C.R. Licklider, Robert Taylor, Douglas Engelbart, Ted Nelson, Donald Norman e altri. Costoro, o provenivano da una formazione di base in discipline umanistico-sociali, come Licklider, Taylor, Norman e Nelson, oppure avevano una profonda sensibilità che li spingeva a essere visionari nei confronti del futuro rapporto tra macchina e umanità. L’approccio umanistico ha quindi avuto un ruolo centrale nella storia dell’informatica. (T. Numerico / D. Fiormonte / F. Tomasi, <em>L&#8217;umanista digitale</em>, cit., p.9)</p></blockquote>
<p>Come osservava Federico Meschini, è ovvio che tutti noi abbiamo collaborato e collaboreremo sempre di più con informatici e ingegneri, ma non è questo il punto. Il punto è capire chi siamo e che cosa vogliamo <strong>noi</strong>, che in questa fase di transizione siamo immersi e che nella migliore delle ipotesi abitiamo quella &#8220;<a href="http://infolet.it/2009/10/11/nella-terra-di-nessuno/" target="_blank">terra di nessuno</a>&#8221; di cui parlava Norbert Wiener.</p>
<p>Io credo che se l’associazione nascerà <em>con</em> e <em>dalla</em> consapevolezza e – permettetemi – l’orgoglio del ruolo fondativo della cultura umanistica nella nascita e nello sviluppo del concetto di informatica, allora avrà un senso; ma se invece sarà un contenitore e vetrina di un particolare gruppo di discipline in cerca di legittimità o peggio uno territorio da colonizzare da parte di discipline (o altri poteri) “forti”, allora non andremo da nessuna parte. Non è infatti questa l’informatica umanistica che molti fra noi hanno contribuito a sviluppare. Ma soprattutto non è questa l’informatica umanistica che si sta diffondendo nel mondo, come testimonia la conferenza <a href="http://www.cch.kcl.ac.uk/dh2010/" target="_blank">DH</a>, dove a ogni nuova edizione si allarga il ventaglio delle discipline e della reciproca contaminazione, emergendo chiaramente l’impossibilità (e direi l’inutilità) di disegnare confini netti e presunte egemonie. Anzi dove è proprio obiettivo epistemologico primario dimostrare che questo tipo di ricerche, seppure partendo spesso da premesse metodologiche comuni, prosperano nelle fluide e poco canoniche dimensioni di confine.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2010/01/04/associazione-si-ma-con-anima/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>2</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Rete Italiana per la Cultura Umanistica Digitale</title>
		<link>http://infolet.it/2009/12/08/rete-italiana-per-la-cultura-umanistica-digitale/</link>
		<comments>http://infolet.it/2009/12/08/rete-italiana-per-la-cultura-umanistica-digitale/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 08 Dec 2009 18:59:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Andrea Bozzi]]></category>
		<category><![CDATA[cultural heritage]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[informatica umanistica]]></category>
		<category><![CDATA[ricerca]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=557</guid>
		<description><![CDATA[La mattina del 17 dicembre si svolgerà a Firenze, presso la Fondazione Rinascimento Digitale, un incontro dedicato alla creazione di una &#8220;Rete italiana per la cultura umanistica digitale&#8221;. Da molti anni la comunità italiana dell&#8217;informatica umanistica si interroga sulla possibilità di fondare un&#8217;associazione nazionale e l&#8217;incontro fiorentino potrebbe costituire una buona occasione.  La riunione nasce a [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La mattina del 17 dicembre si svolgerà a Firenze, presso la <a href="http://www.rinascimento-digitale.it" target="_blank">Fondazione Rinascimento Digitale</a>, un incontro dedicato alla creazione di una &#8220;Rete italiana per la cultura umanistica digitale&#8221;. Da molti anni la comunità italiana dell&#8217;informatica umanistica si interroga sulla possibilità di fondare un&#8217;associazione nazionale e l&#8217;incontro fiorentino potrebbe costituire una buona occasione.  La riunione nasce a latere del convegno <a href="http://www.rinascimento-digitale.it/cont__644.phtml" target="_blank">&#8220;Cultural Heritage online &#8220;</a> ed è organizzata da  Anna Maria Tammaro. Sul <a href="http://www.rinascimento-digitale.it/conference2009-ricud-programma.phtml" target="_blank">programma</a> si legge: &#8220;La rete italiana per la cultura umanistica digitale si pone lo scopo di promuovere in Italia la cooperazione per la ricerca e la didattica in ambito digitale e di fornire un supporto organizzativo attraverso cui le comunità coinvolte possano essere rappresentate in tutti i progetti e le attività di interesse europeo&#8221;. Dopo un intervento della stessa Tammaro e un&#8217;introduzione di Andrea Bozzi, sono previste due ore circa di &#8220;discussione aperta&#8221; coordinata da Paolo Chiesa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2009/12/08/rete-italiana-per-la-cultura-umanistica-digitale/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Lectio Maxistralis</title>
		<link>http://infolet.it/2009/12/02/lectio-maxistralis/</link>
		<comments>http://infolet.it/2009/12/02/lectio-maxistralis/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 02 Dec 2009 01:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Blog]]></category>
		<category><![CDATA[giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[multimedialità]]></category>
		<category><![CDATA[nuovi media]]></category>
		<category><![CDATA[satira]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=536</guid>
		<description><![CDATA[Nessuno credo, in questi ultimi venti anni, ha innovato il linguaggio della comunicazione visuale più di lui. Fra i primi a usare il computer per comporre, scomporre e soprattutto decomporre immagini, fotografie, testi. Artista &#8220;multimediale&#8221; per eccellenza, molto prima che la convergenza digitale ne dispiegasse tutta la potenza espressiva. Sto parlando di Massimo Bucchi, disegnatore [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nessuno credo, in questi ultimi venti anni, ha innovato il linguaggio della comunicazione visuale più di lui. Fra i primi a usare il computer per comporre, scomporre e soprattutto <em>decomporre</em> immagini, fotografie, testi. Artista &#8220;multimediale&#8221; per eccellenza, molto prima che la convergenza digitale ne dispiegasse tutta la potenza espressiva. Sto parlando di <a href="http://www.massimobucchi.com" target="_blank">Massimo Bucchi</a>, disegnatore e giornalista di Repubblica dalla sua fondazione, ovvero dal 1976. Odiato da D&#8217;Alema, denunciato dal Vaticano, incensato da Umberto Eco, amato tanto dal popolo che dagli intellettuali. Ha accettato di tornare a fare una lezione a Roma Tre.  <a href="http://infolet.it/files/2009/12/2004-02.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-538" src="http://infolet.it/files/2009/12/2004-02-300x276.jpg" alt="Bucchi 2004" width="295" height="272" /></a></p>
<p>Bucchi verrà a parlarci di satira, ma soprattutto di giornalismo. Della storia di Repubblica, di come è oggi e di com&#8217;era ieri, e delle sfide del giornale online, di cui ha disegnato le prime pagine negli anni Novanta. Da qualche tempo è presente su Repubblica.it con un travolgente <a href="http://bucchi.blogautore.repubblica.it" target="_blank">blog</a>.</p>
<p>E dunque&#8230;</p>
<p><strong>&#8220;LECTIO MAXISTRALIS&#8221;</strong></p>
<p><strong><em>Gli strali di Massimo Bucchi. L&#8217;innovazione del linguaggio della satira fra vecchi e nuovi media.</em></strong></p>
<p>Lunedì 14 dicembre 2009 &#8211; Ore 13.30-16.</p>
<p>Università Roma Tre, Facoltà di Lettere e Filosofia, Aula informatica edificio B.</p>
<p>Organizza: Domenico Fiormonte (fiormont[chiocciola]uniroma3.it). Corso di Laurea magistrale in Informazione, editoria e giornalismo.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2009/12/02/lectio-maxistralis/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mordenti: informatica e neo-umanesimo</title>
		<link>http://infolet.it/2009/11/21/mordenti-informatica-e-neo-umanesimo/</link>
		<comments>http://infolet.it/2009/11/21/mordenti-informatica-e-neo-umanesimo/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Nov 2009 12:57:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[didattica]]></category>
		<category><![CDATA[informatica umanistica]]></category>
		<category><![CDATA[letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[multimedialità]]></category>
		<category><![CDATA[neo-umanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Raul Mordenti]]></category>
		<category><![CDATA[retorica]]></category>
		<category><![CDATA[scuola]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://infolet.it/?p=529</guid>
		<description><![CDATA[





Insegnare a leggere e a scrivere nell&#8217;epoca del computer







  La scuola delle tre ‘L’
di Raul Mordenti*
 “Da più di cent’anni si è sparsa una grande quantità di lamenti sul disordine delle scuole e del metodo, e soprattutto poi negli ultimi trent’anni si è pensato ansiosamente ai rimedi. Ma con quale profitto?” (&#8230;)



Leggi tutto 



]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table style="margin-top:10px;background-color: white" border="0" cellspacing="0" cellpadding="5" width="100%">
<tbody>
<tr>
<td><img style="margin:6px" src="http://www.treccani.it/Portale/resources/images/services/widget/logo_treccani.gif" alt="" width="151" height="32" /></td>
</tr>
<tr>
<td class="titoloRed12R" style="padding: 5px">Insegnare a leggere e a scrivere nell&#8217;epoca del computer</td>
</tr>
<tr>
<td class="testo12" style="padding: 5px"></td>
</tr>
</tbody>
<tbody>
<tr>
<td><img style="margin-right: 10px;border: 0px initial initial" src="http://www.treccani.it/export/sites/default/Portale/resources/images/sito/scuola/in_aula/lingua_e_letteratura/archivio/A_cosa_serve_la_letteratura/Mordenti.jpg_1336992887.jpg" border="0" alt="Immagine tratta dal sito www.studiocanal.it" width="144" height="180" align="left" /> <!--  --> <span class="testo12"><strong>La scuola delle tre ‘L’</strong></p>
<div><strong>di <em>Raul Mordenti*</em></strong></div>
<div><em> “Da più di cent’anni si è sparsa una grande quantità di lamenti sul disordine delle scuole e del metodo, e soprattutto poi negli ultimi trent’anni si è pensato ansiosamente ai rimedi. Ma con quale profitto?” (&#8230;)</em></div>
<p></span></td>
</tr>
<tr>
<td class="testo12" style="padding: 5px" align="right"><a class="testoLink12bold" href="http://www.treccani.it/Portale/elements/comunita/docRedirect.jsp?id=bf9053d5-9b62-11dd-a3a5-005056b3532f">Leggi tutto</a> <img style="line-height: 14px" src="http://www.treccani.it/Portale/resources/images/Puntatorte.gif" alt="" vspace="0" /></td>
</tr>
</tbody>
</table>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://infolet.it/2009/11/21/mordenti-informatica-e-neo-umanesimo/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
