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	<title>Infolet - Informatica e letteratura &#187; Libri</title>
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		<title>Il testo è mobile</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Jan 2012 13:16:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il testo è mobile. Studiare la letteratura dopo i nuovi media Giornata di studio, Università Roma Tre, 10 gennaio 2012 Sala Conferenze “Ignazio Ambrogio” via del Valco di San Paolo, 19 – Roma L’avvento della galassia Internet ha trasformato l’ordine delle conoscenze e i modi in cui vengono elaborate, memorizzate, trasmesse. I saperi non ci [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://infolet.it/files/2012/01/manifesto23dic.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-1009" src="http://infolet.it/files/2012/01/manifesto23dic-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>Il testo è mobile. Studiare la letteratura dopo i nuovi media</strong></p>
<p><em>Giornata di studio, Università Roma Tre, 10 gennaio 2012</em><br />
<em> Sala Conferenze “Ignazio Ambrogio”</em><br />
<em> via del Valco di San Paolo, 19 – Roma</em><br />
L’avvento della galassia Internet ha trasformato l’ordine delle conoscenze e i modi in cui vengono elaborate, memorizzate, trasmesse. I saperi non ci appaiono più come campi separati, ma come reti che si connettono variamente. Il testo ha perso la sua centralità, ma la sua presenza resta pervasiva, la sua consistenza si scopre fluida. Studiosi di varie provenienze discuteranno di questa nuova condizione del testo e dello studio della letteratura in occasione dell’uscita dei volumi <a title="Vai al sito di Quodlibet" href="http://www.quodlibet.it/schedap.php?id=1960" target="_blank"><em>Al di là del testo. La critica letteraria e lo studio della cultura</em></a> (Quodlibet, Macerata 2011), a cura di Francesco Fiorentino, e <a title="vai al sito di ScriptaWeb" href="http://scriptaweb.eu/Catalogo/canoni-liquidi" target="_blank"><em>Canoni liquidi</em></a> (ScriptaWeb, Napoli 2011), a cura di Domenico Fiormonte. Si discuterà anche a partire dal recente libro di Massimo Riva, <a href="http://scriptaweb.eu/Catalogo/il-futuro-della-letteratura" target="_blank"><em>Il futuro della letteratura. L’opera d’arte nell’epoca della sua (ri)producibilità digitale</em></a> (ScriptaWeb, Napoli 2011).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Programma</strong></p>
<p>Apertura dei lavori e saluti</p>
<p>Ore 9.30</p>
<p>Introduzione: Francesco Fiorentino e Domenico Fiormonte</p>
<p>Prima sessione</p>
<p>Coordina: Maria Del Sapio (Università Roma Tre)</p>
<p>Alberto Sobrero (La Sapienza Università di Roma), “Studiare dopo Internet”<br />
Arturo Mazzarella (Università Roma Tre): “Ogni testo è sempre un pre-testo”<br />
Raul Mordenti (Università di Roma Tor Vergata): “Filologia digitale”<br />
Rocco Ronchi (Università dell’Aquila): “Il testo come molteplicità virtuale e durata creatrice”</p>
<p>Discussione con: Francesco Fiorentino (Università Roma Tre), Ugo Fracassa (Università Roma Tre), Francesco Pompeo (Università Roma Tre).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Seconda sessione </strong></p>
<p><strong>Ore 15</strong></p>
<p>Coordina: Mario De Nonno (Università Roma Tre)</p>
<p>Laura Fortini (Università Roma Tre): “Umane lettere: dai corpi testuali agli stili dell’enunciazione”<br />
Mario Ricciardi (Politecnico di Torino): “Inventare il passato”<br />
Massimo Riva (Brown University): “Liquido/gassoso/nebuloso: per una critica della ragion fluida”</p>
<p>Discussione con: Domenico Fiormonte (Università Roma Tre), Fabio Ciotti (Università di Roma Tor Vergata), Teresa Numerico (Università Roma Tre).</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong>Per informazioni: ffiorent@uniroma3.it / fiormont@uniroma3.it</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La macchina nel tempo</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Dec 2011 02:01:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Dino Buzzetti]]></category>
		<category><![CDATA[Domenico Fiormonte]]></category>
		<category><![CDATA[Fabio Ciotti]]></category>
		<category><![CDATA[informatica umanistica]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo Perilli]]></category>
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		<category><![CDATA[Tito Orlandi]]></category>

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		<description><![CDATA[La macchina nel tempo Studi di informatica umanistica in onore di Tito Orlandi. A cura di Lorenzo Perilli e Domenico Fiormonte Firenze, Le Lettere, 2011. pp. XIII+336 &#160; Tito Orlandi è stato uno dei pionieri dell&#8217;informatica umanistica in Italia e in Europa. Per celebrare la sua figura e il suo fondamentale contributo scientifico, un gruppo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2011/12/orlandi-copertina.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-987" src="http://infolet.it/files/2011/12/orlandi-copertina-203x300.jpg" alt="" width="203" height="300" /></a><span style="color: #800000"><strong>La macchina nel tempo</strong></span><br />
<strong> Studi di informatica umanistica</strong><br />
<strong> in onore di Tito Orlandi</strong>.<br />
A cura di Lorenzo Perilli e Domenico Fiormonte<br />
Firenze, <a href="http://www.lelettere.it" target="_blank">Le Lettere</a>, 2011.<br />
pp. XIII+336</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>Tito Orlandi è stato uno dei pionieri dell&#8217;informatica umanistica in Italia e in Europa. Per celebrare la sua figura e il suo fondamentale contributo scientifico, un gruppo di studiosi di varie discipline umanistiche si sono riuniti in un volume che non è solo un omaggio alla storia di questa disciplina, ma ne fotografa lo stato dell&#8217;arte.</p>
<p>I contributi raccolti si devono a specialisti per i quali si pretende però comunque omogeneità, anzitutto metodologica: nel tentativo di dare conto dello stato attuale degli studi, che vanno dalla filologia classica e moderna all&#8217;archeologia, dalla linguistica alla logica formale, dalla musicologia alla storia, dall&#8217;analisi del testo all&#8217;archivistica, fornendo però anche riflessioni che vanno oltre la singola disciplina e affrontano nodi decisivi e tuttora irrisolti, come quello della storia del rapporto tra informatica e scienze umanistiche, o della codifica dei materiali, testuali e non &#8211; del passaggio, insomma, dal mondo analogico a quello che si dice digitale.</p>
<p>Oggi le principali vittorie dell&#8217;informatica coincidono con le principali preoccupazioni dall&#8217;informatica umanistica: la superficialità delle realizzazioni applicative, la scarsa trasparenza dei processi di digitalizzazione, il dominio linguistico e geopolitico di una parte della comunità scientifica, il rischio di perdita o di manipolazione delle memorie culturali. Ma l&#8217;attualità di questa preoccupazioni dimostra, come i contributi raccolti in questo volume, che l&#8217;informatica umanistica è oggi più che mai viva e che è forse matura per raccogliere alcuni dei suoi frutti più importanti. Resta ancora aperta invece la sfida più affascinante e ambiziosa lanciata da Orlandi negli anni Ottanta, ovvero quella della ricerca di una convergenza fra scienze della natura e scienze della cultura che vada oltre l&#8217;orizzonte applicativo.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="color: #800000"><strong>Autori e contributi</strong></span></p>
<p>Edoardo Ballo e Massimo Parodi, <em>Strumento e teoria</em>.<br />
Domenico Fiormonte e Teresa Numerico,<em> Le radici interdisciplinari dell’informatica: </em><em>logica, linguistica e gestione della conoscenza</em>.<br />
Dino Buzzetti, <em>Oltre il rappresentare. Le potenzialità del markup</em>.<br />
Fabio Ciotti, <em>La rappresentazione digitale del testo: il paradigma del markup e i suoi sviluppi</em>.<br />
Gino Roncaglia, <em>Alcune note su modelli diversi di organizzazione ipertestuale</em>.<br />
Claude Cazalé Bérard, <em>Ritratto dell’Ipercritico da giovane</em>.<br />
Maria Guercio, <em>Gli archivi digitali</em>.<br />
Lorenzo Perilli, <em>Filologia ieri, oggi &#8230; e domani</em>.<br />
Alberto Cadioli, <em>Dall&#8217;ipersaggio all&#8217;archivio</em>.<br />
Nicola Tangari, <em>Informatica, musica, musicologia</em>.<br />
Serge Noiret, <em>Storia Digitale: sulle risorse di rete per gli storici</em>.<br />
Paola Moscati, <em>Venti anni di «Archeologia e Calcolatori». Aspetti e momenti</em>.<br />
Maurizio Lana, <em>Un database testuale per il latino tardo</em>.<br />
Ilaria Bonincontro, <em>Edizioni critiche in formato elettronico</em>.<br />
Francesca Tomasi, <em>Informatica Umanistica: iniziative, progetti e proposte</em>.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p><strong><em>Ordina online su:</em> <a href="http://www.lelettere.it" target="_blank">http://www.lelettere.it</a></strong></p>
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		<title>Informatica testuale ad Arezzo</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Jun 2011 22:09:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Caterina Tristano]]></category>
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		<category><![CDATA[Master Edizione Elettronica Arezzo]]></category>
		<category><![CDATA[Tito Orlandi]]></category>
		<category><![CDATA[Università di Arezzo]]></category>
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		<description><![CDATA[Il testo nell&#8217;era digitale: un dibattito alla facoltà di Lettere di Arezzo in occasione della pubblicazione  del libro di Tito Orlandi Informatica testuale. Teoria e prassi (Laterza, 2010). Martedì 14 giugno alle ore 15 Aula 14 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo, Campus del Pionta, viale Cittadini 33, Arezzo. L&#8217;incontro è organizzato dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2011/06/orlandi-informatica-testuale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-888" src="http://infolet.it/files/2011/06/orlandi-informatica-testuale-207x300.jpg" alt="" width="207" height="300" /></a><strong>Il testo nell&#8217;era digitale</strong>: un dibattito alla facoltà di Lettere di Arezzo in occasione della pubblicazione  del libro di Tito Orlandi <em>Informatica testuale. Teoria e prassi</em> (Laterza, 2010).</p>
<p><strong><span style="color: #333300">Martedì 14 giugno alle ore 15</span></strong><br />
Aula 14 della Facoltà di Lettere e Filosofia di Arezzo, Campus del Pionta, viale Cittadini 33, Arezzo.</p>
<p>L&#8217;incontro è organizzato dal <a href="http://www.infotext.unisi.it/" target="_blank">Master in Informatica del Testo-Edizione digitale</a> in collaborazione con la Scuola di dottorato di ricerca in &#8220;Scienze del Testo. Edizione, analisi, lettura, comunicazione&#8221;. Intervengono Damiana Luzzi (Fondazione Rinascimento Digitale), Fabrizio Raschellà (Direttore della Scuola di dottorato in &#8220;Scienze del Libro&#8221;, Univ. di Siena), Francesco Stella (Coordinatore del Master in &#8220;Informatica del testo&#8221;, Univ. di Siena) e Caterina Tristano (coordinatrice della sezione &#8220;Scienze del Libro&#8221; della Scuola di dottorato in &#8220;Scienze del Testo&#8221;, Univ. di Siena).</p>
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		<title>Software culture</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Apr 2011 10:19:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Aldo Manuzio è più importante di Bill Gates. E forse anche di Google. Semplificando, potrebbe essere riassunta così l&#8217;ultima fatica di Lev Manovich Software takes command, &#8220;tradotto&#8221; in italiano con Software culture (Olivares, 2010). Un libro ricco e complesso, come il suo precedente Il linguaggio dei nuovi media (Olivares, 2002), ma teoricamente più maturo. Attraverso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2011/04/lev-manovich.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-829" src="http://infolet.it/files/2011/04/lev-manovich-219x300.jpg" alt="" width="219" height="300" /></a><strong>Aldo Manuzio è più importante di Bill Gates</strong>. E forse anche di Google. Semplificando, potrebbe essere riassunta così l&#8217;ultima fatica di <a href="http://manovich.net/" target="_blank">Lev Manovich</a> <em>Software takes command</em>, &#8220;tradotto&#8221; in italiano con <em>Software culture</em> (<a href="http://www.edizioniolivares.com/" target="_blank">Olivares</a>, 2010). Un libro ricco e complesso, come il suo precedente <em>Il linguaggio dei nuovi media</em> (Olivares, 2002), ma teoricamente più maturo. Attraverso uno studio critico-genetico, quasi una &#8220;filologia del software&#8221;, Manovich rilancia la sua idea del software come motore della società contemporanea: dalle caserme ai supermercati, dal telefono alla carta di credito, dalla sanità alla politica, il software è &#8220;la colla invisibile&#8221; che tiene insieme i diversi sistemi e strutture delle società organizzate.  Sebbene ciascuno parli il proprio linguaggio e persegua i suoi obiettivi, &#8220;tutti condividono la sintassi propria del software: strutture di controllo <em>if</em>/<em>then</em> e <em>while</em>/<em>do</em>, operatori logici e tipologie di dati&#8230; convenzioni di interfaccia come menu e finestre&#8221; (p. 14).  Ma se il motore è il software, l&#8217;analisi di Manovich è esplicitamente <em>estetica</em> e il suo interesse più che per i codici è per i loro effetti culturali. E qui c&#8217;è il primo passaggio chiave: il software diventa quasi sinonimo di <em>interfaccia</em>. E&#8217; nell&#8217;interfaccia che si invera la &#8220;rivoluzione della cultura visuale&#8221; (p. 107) e a essa l&#8217;autore dedica la seconda e più importante parte del volume (i due capitoli <em>Motion Graphics</em> e <em>Design</em> e <em>Visual Effects)</em>, dove analizza la logica di strumenti come <em>After Effects</em> e opere come <a href="http://www.youtube.com/watch?v=UEonAMg1tuI" target="_blank"><em>Sodium Fox</em></a> e <em>Untitled (Pink Dot)</em>. I concetti chiave di questa nuova estetica sono fondamentalmente due: ibridazione e <em>deep remixability</em>. Se l&#8217;ibridazione è un processo che trae  origine dalle intuizioni di <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Alan_Kay" target="_blank">Alan Kay</a> e Adele Goldberg sul &#8220;metamedium&#8221; (pp.  88-93), il remix è &#8220;la logica culturale del capitalismo globale&#8221; (p. 34), un&#8217;estetica della variazione, della stratificazione e della riscrittura ove è sempre possibile aprire una finestra sul processo delle &#8220;forme variabili in continua mutazione&#8221; (p. 103):</p>
<blockquote><p>Ciò che viene remixato oggi non è solo il contenuto di diversi media ma anche le loro tecniche, i processi produttivi e le modalità di rappresentazione ed epressione. Riuniti nello stesso ambiente informatico, i linguaggi del cinema, dell&#8217;animazione tradizionale e di quella computerizzata, degli effetti speciali, della grafica, della tipografia hanno formato un nuovo <em>metalinguaggio </em>(p. 118).</p></blockquote>
<p>Dunque tornando all&#8217;immagine di apertura, una rivoluzione della comunicazione è innanzitutto una rivoluzione della <em>fruizione dei contenuti</em>, parallela (o forse precedente?) all&#8217;innovazione dei codici e dei linguaggi. Ma da questo punto di vista l&#8217;interfaccia informatica deve fare ancora molto strada per potersi avvicinare al successo plurisecolare dell&#8217;interfaccia-libro, il primo <em>metamedium</em> di massa della storia.</p>
<p>La visione estetico-culturale del software di Manovich ha una doppia ambizione: addomesticare (nel senso che gli dava <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Jack_Goody" target="_blank">Jack Goody</a>) la tecnologia e i suoi effetti, riportandoli nell&#8217;alveo delle scienze umane e fondare una nuova disciplina o un loro inedito conglomerato, i <em>software studies</em>, che offrano all&#8217;informatica gli strumenti teorici di cui difetta. Ed è proprio lo <em>user</em> il convitato di pietra di un&#8217;accademia per la quale la &#8220;questione culturale&#8221; del software rimane invisibile (p. 15). Forse l&#8217;origine dell&#8217;incomprensione della centralità culturale, estetica e <em>politica</em> dell&#8217;informatica è tutta qui, nella scarsa propensione degli umanisti a occuparsi di quell&#8217;indefinita e minacciosa galassia che chiamiamo &#8220;fruitori&#8221;.</p>
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		<title>Poteri nella rete</title>
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		<pubDate>Fri, 01 Apr 2011 15:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Segnalazioni & Eventi]]></category>
		<category><![CDATA[Enrico Pedemonte]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo 2.0]]></category>
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		<description><![CDATA[Il 14 aprile alle 14.30, nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università Roma Tre, Teresa Numerico e Domenico Fiormonte discutono con Enrico Pedemonte e Glauco Benigni di Poteri nella rete. Libertà e controllo dell&#8217;informazione nell&#8217;era di Internet. Il seminario, aperto a tutti, è l&#8217;occasione per riflettere sulle contraddittorie tendenze dell&#8217;informazione e del giornalismo in rete, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>14 aprile alle 14.30</strong>, nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell&#8217;Università Roma Tre, Teresa Numerico e Domenico Fiormonte discutono con <a href="http://pedemonte.blogautore.espresso.repubblica.it/" target="_blank">Enrico Pedemonte</a> e <a href="http://www.youtube.com/user/glaucobenigni" target="_blank">Glauco Benigni</a> di <em><strong>Poteri nella rete</strong></em>. <em><strong>Libertà e controllo dell&#8217;informazione nell&#8217;era di Internet</strong></em>. Il seminario, aperto a tutti, è l&#8217;occasione per riflettere sulle contraddittorie tendenze dell&#8217;informazione e del giornalismo in rete, sempre più in bilico fra entusiasmi libertari e politiche securitarie. Cercheremo di tracciare una mappa geopolitica degli interessi in campo, dal <em>citizen journalism</em> ai social media, entrambi territori di cui si decantano le potenzialità espressive ma che appaiono al centro di enormi appetiti sia politici sia commerciali. I due invitati, entrambi scrittori e giornalisti per testate come <em>Repubblica</em> e <em>L&#8217;Espresso</em>, offrono nelle loro pubblicazioni prospettive diverse e originali su tali strumenti. Fra i loro libri più recenti segnaliamo:  Enrico Pedemonte, <em>Morte e resurrezione dei giornali</em> (Garzanti, 2010) e Glauco Benigni, <em>YouTube.  La storia</em> (Salani-ERI, 2008).</p>
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		<title>Quantum Philology</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 18:33:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Nel 1955, il fisico Hugh Everett avanzò una fantasiosa spiegazione del  mondo quantico (che divenne in seguito la base di Timeline, uno dei più  venduti romanzi di Michael Crichton). L&#8217;ipotesi degli universi paralleli di  Everett si riferisce a una sconcertante scoperta in fisica quantistica:  quella per cui fintanto che una particella non viene osservata o [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<blockquote><p><a href="http://infolet.it/files/2010/06/poesialatinanuovafilologia.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-695" title="poesialatinanuovafilologia" src="http://infolet.it/files/2010/06/poesialatinanuovafilologia-204x300.jpg" alt="poesialatinanuovafilologia" width="204" height="300" /></a> &#8220;Nel 1955, il fisico Hugh Everett avanzò una fantasiosa spiegazione del  mondo quantico (che divenne in seguito la base di <em>Timeline</em>, uno dei più  venduti romanzi di Michael Crichton). L&#8217;ipotesi degli universi paralleli di  Everett si riferisce a una sconcertante scoperta in fisica quantistica:  quella per cui fintanto che una particella non viene osservata o misurata,  o comunque non si interagisce con essa in alcun modo, essa si trova in  uno stato che costituisce la sovrapposizione di tutti gli stati. (&#8230;) Il  problema è che non c&#8217;è modo di prevedere quali dei molti possibili &#8216;stati  virtuali&#8217; occuperà la particella.&#8221; (Ervin Laszlo, <em>La scienza e il campo akashico</em>, p. 16)</p></blockquote>
<p>Leggendo questo passo non ho potuto fare a meno di collegare i multiversi di Everett alla pluralità degli stati e delle variazioni in cui i testi &#8211; compresi i &#8220;classici&#8221; &#8211; circolavano nell&#8217;età antica e medievale. E il povero editore- osservatore se li ritrovava in mano un po&#8217; così, sfuggenti, personalizzati e instabili, ma non per  questo meno &#8220;reali&#8221; (con tutte le conseguenze del caso). Un prezioso volume curato da Loriano Zurli e Paolo  Mastandrea raccoglie gli atti di un convegno <a href="http://www.ricercaitaliana.it/prin/dettaglio_prin-2007YW33JC.htm" target="_blank">PRIN</a> dedicato all&#8217;incontro fra tecnologie informatiche e filologia latina e costituisce, allo stato attuale, il contributo italiano più importante nel campo della filologia classica digitale. La metafora di apertura trova conforto nel contributo di Mastandrea (&#8220;Gli archivi elettronici di <a href="http://www.mqdq.it/mqdq/" target="_blank">Musisque deoque</a>&#8221; pp. 41-72) dove, a proposito della tradizione manoscritta del poeta latino Persio, leggiamo:</p>
<blockquote><p>&#8220;(&#8230;) questo esempio propone un inconciliabile dilemma, obbliga a prendere atto che l&#8217;opera di un (sia pur celeberrimo) poeta antico non godeva di statuto speciale o privilegio alcuno di &#8216;intangibilità&#8217;, quale noi conosciamo garantito dalle moderne edizioni a stampa; per quanto sacralizzato &#8211; anzi <em>quanto più</em> sacralizzato (&#8230;) - il testo era soggetto a modifiche, e per motivi assai differenti, quando la circolazione manoscritta offriva senza soste occasioni plurime a tali attività. Ogni colto lettore di Persio che (&#8230;) trovasse le satire accompagnate dagli <em>scholia</em> o dalla <em>Vita</em>, era dunque libero di optare a piacimento per l&#8217;una o l&#8217;altra forma, senza patire conseguenze dalla preventiva censura (&#8230;) né dalla pretesa ortodossia di editori lachmanniani osservanti.&#8221; (pp. 62-63)</p></blockquote>
<p>L&#8217; &#8220;apertura&#8221; dei testi antichi, come ci  viene spiegato, era spesso duplice: avveniva cioè tanto sul lato <em>ricettivo</em> (il lettore-annotatore) che su quello <em>produttivo</em> (l&#8217;autore-copista). Finché l&#8217;autore conservava interesse per un&#8217;opera continuava a rivederla, senza una pregiudiziale sconfessione (fatica inutile) delle versioni  precedenti, che non smettevano di circolare e produrre &#8220;conseguenze&#8221;. Dunque la fissazione del testo non era altro che <em>l&#8217;interruzione del discorso</em> che l&#8217;autore intratteneva con sé stesso e una pluralità di soggetti (e oggetti: si pensi ai supporti). Ma il digitale, come mostrano i saggi contenuti in questo bel volume, non permette solo di tornare a riflettere sul concetto (e la pratica) di  tradizione. Forse l&#8217;interrogativo più importante riguarda i confini che siamo stati abituati a tracciare fra autori e lettori in un&#8217;universo digitale in cui ciascuno di noi &#8220;occupa&#8221;, di volta in volta, posizioni, ruoli e funzioni in perenne &#8220;sovrapposizione&#8221;. Di tale sovrapposizione (dislocazione?), in qualche modo, dovranno dare conto la filologia e l&#8217;ecdotica del futuro.</p>
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		<title>Il Piave mormorò</title>
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		<pubDate>Fri, 28 May 2010 12:01:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Federico Caria</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Per dare la loro interpretazione di chi o cosa sia “L’umanista digitale”, il 24 maggio scorso, si sono riuniti attorno a Teresa Numerico e Domenico Fiormonte, due autori dell&#8217;omonimo libro, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana e Tito Orlandi. L’aula era piena; piena di studenti, dei pochi docenti riusciti a sfuggire agli impegni accademici; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/2010/05/28/il-piave-mormoro/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>Per dare la loro interpretazione di chi o cosa sia “L’umanista digitale”, il 24 maggio scorso, si sono riuniti attorno a Teresa Numerico e Domenico Fiormonte, due autori dell&#8217;omonimo libro, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana e Tito Orlandi. L’aula era piena; piena di studenti, dei pochi docenti riusciti a sfuggire agli impegni accademici; tutte facce curiose e sveglie sotto gli occhi della Tv Sat2000, che all&#8217;evento ha dedicato un <a href="http://www.youtube.com/watch?v=dB3xRS3Occ0" target="_blank">servizio</a> all&#8217;interno del programma <a href="http://www.lacompagniadellibro.tv2000.it/" target="_blank">La compagnia del libro</a>. Problemi di connessione però: nell’aula Verra della Facoltà di Lettere di Roma Tre non c’era modo di far arrivare la rete. A parte il paradosso, il clima era proprio bello. Tito Orlandi in veste di moderatore (quale altro ruolo per il “padre di tutti”?) ripercorre la storia dell’Informatica Umanistica quasi con la metafora della Resistenza (sarà complice la data, ma ce n&#8217;è bisogno, ancora e soprattutto in questo momento), prima di invitare Tedeschini Lalli a prendere la parola. Lalli ci mette un po’ a scaldarsi. È un giornalista del gruppo Espresso e docente di Giornalismo digitale all’Università di Urbino. Il suo intervento, molto personale, progressivamente si colora mettendo in evidenza l’aspetto identitario dei contenuti del libro a dispetto del “buco nero” all’interno del quale il digitale ci ha catapultati (T. Lalli è un appassionato d’astronomia) e che ci lascia, al momento, disorientati riguardo a che cosa ci attende al di là. Fantasmi di postmodernità? La conoscenza frequenta un iperuranio molto labile, secondo Gamaleri, sociologo della comunicazione e docente a Roma Tre; una cattedrale d’informazione dalla facciata incostante quanto Rouen, forse impossibile da fissare su tela, perlomeno non con gli oli tradizionali – molto bene quando Lalli fa notare che il postmoderno è rimasto alle porte dell’accademia, realtà o spauracchio che sia.</p>
<p>Ciò che “L’Umanista digitale” testimonia oggi è una situazione decisamente netta. C’è un oggetto, c’è un campo di studi, una ferma posizione teorica, almeno alla base, attorno alla quale, soprattutto, si raccoglie un movimento tenace in Italia e <a href="http://manifesto.humanities.ucla.edu/" target="_blank">all&#8217;estero</a>. Maurizio Lana, ricercatore di Linguistica all’Università del Piemonte Orientale, il più tecnico degli invitati, rincara la dose sul valore “affermativo” di questo libro. Gli piace ricordare i pionieri Licklider ed Engelbart e il valore degli strumenti informatici che sono un potenziamento dell’intelletto umano, della sfera creativa e produttiva esaltata dalle nuove tecnologie. La sua esperienza sulla testualità digitale lo porta ad evidenziare le affascinanti sfide che le macchine portano con sé (affascinanti perché tutte culturali), come il rapporto controverso fra il nostro linguaggio e il linguaggio macchina, la percezione e la conservazione della memoria, l’obsolescenza dei supporti messi nel cassetto assieme alle testimonianze che trasportano. Problema di coscienza critica insomma, nuova o vecchia non importa, perché la coscienza critica è un valore assoluto – rimette tutti d’accordo Orlandi: un’abitudine da recuperare, piuttosto, una volta messo il naso fuori dallo stallo gravitazionale (T. Lalli docet), ed esercitare con convinzione nei confronti dell’oracolo Google che divora tutto (Vate affamato), di un sistema d’istruzione scaduto e degenerato, della nostra coscienza critica stessa. Ma ancora un attimo, prima che Orlandi trascini nell’aula Verra chi era rimasto nell’iperuranio, perché si sta arrivando al momento più vivo della discussione. Infatti tocca agli studenti parlare, quasi fossero invitati a sedere alla tavola rotonda. E sono di gran lunga i più convincenti, perché di poche parole, quando illustrano timorosi la loro esperienza maturata durante i corsi, e che li ha spinti in alcuni casi a farsi co-autori di questo volume. Dell’Umanista digitale, infatti, non esiste soltanto una traduzione analogica: la partita più bella sembra essere stata quella giocata in poche decine di ore di lezione catapultate sul web con tutta la loro dinamica, quella vera, che scaturisce dal dialogo (vedi <a href="http://testodigitale.infolet.it/" target="_blank">Forme e Generi della testualità digitale</a>). Soprattutto i ragazzi sono partecipi orgogliosi di questa identità, e quando ne parlano davanti a tutti lo fanno con imbarazzo, quello stesso imbarazzo che si prova quando si è chiamati a parlare dopo un ascolto durato troppo tempo.</p>
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		<title>Presentazione &#8220;L&#8217;umanista digitale&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 08 May 2010 10:02:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il 24 maggio alle ore 11, nell&#8217;Aula Verra della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana, Tito Orlandi e gli studenti dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione discuteranno il volume L&#8217;umanista digitale di Teresa Numerico, Domenico Fiormonte e Francesca Tomasi (Il Mulino, 2010). La discussione si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://infolet.it/files/2010/05/umanistadigitale.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-637" title="umanistadigitale" src="http://infolet.it/files/2010/05/umanistadigitale-207x300.jpg" alt="umanistadigitale" width="207" height="300" /></a>Il <strong>24 maggio alle ore 11</strong>, nell&#8217;Aula Verra della Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, Giampiero Gamaleri, Mario Tedeschini Lalli, Maurizio Lana, Tito Orlandi e gli studenti dei corsi di laurea in Scienze della comunicazione discuteranno il volume <em><a href="http://www.mulino.it/edizioni/universita/scheda_volume.php?vista=indice_esteso&amp;ISBNART=13425" target="_blank">L&#8217;umanista digitale</a></em> di Teresa Numerico, Domenico Fiormonte e Francesca Tomasi (Il Mulino, 2010).</p>
<p>La discussione si propone di affrontare le diverse prospettive critiche intrecciate nel libro: l’origine dell’informatica umanistica e le connessioni epistemiche con l’informatica, l’analisi dell’impatto delle tecnologie della comunicazione sulla società e le trasformazioni che attraversano le professioni legate alla produzione di contenuti.</p>
<p><em>Saranno presenti gli autori.</em></p>
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		<title>L&#8217;informazione letteraria nel web</title>
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		<pubDate>Sat, 13 Mar 2010 15:48:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente un lavoro serio e interessante sul fenomeno dei blog letterari &#8211; o meglio &#8220;siti di informazione letteraria&#8221;: L&#8217;informazione letteraria nel web. Tra critica, dibattito, impegno e autori emergenti, Milano, Biblion, 2009.  Nel volume Giulia Iannuzzi analizza, esplora e commenta sei fra i più noti e frequentati siti italiani: Nazione Indiana, Carmillaonline, Wu Ming, Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Finalmente un lavoro serio e interessante sul fenomeno dei blog letterari &#8211; o meglio &#8220;siti di informazione letteraria&#8221;: <em><a href="http://www.biblionedizioni.it/L-informazione-letteraria-nel-web" target="_blank">L&#8217;informazione letteraria nel web</a>. Tra critica, dibattito, impegno e autori emergenti</em>, Milano, Biblion, 2009.  Nel volume Giulia Iannuzzi analizza, esplora e commenta sei fra i più noti e frequentati siti italiani: <a href="http://www.nazioneindiana.com/" target="_blank">Nazione Indiana</a>, <a href="http://www.carmillaonline.com" target="_blank">Carmillaonline</a>, <a href="http://www.wumingfoundation.com/" target="_blank">Wu Ming</a>, <a href="http://www.ilprimoamore.com/" target="_blank">Il primo amore</a>, <a href="http://loredanalipperini.blog.kataweb.it/" target="_blank">Lipperatura</a> e <a href="http://vibrisse.wordpress.com" target="_blank">Vibrisse</a>. Esperienze eterogenee nate da scrittori o comunità di scrittori che si sono confrontati, a partire dalla fine degli anni Novanta, con la dimensione della comunicazione web. C&#8217;è un punto secondo l&#8217;autrice che accomuna tutte queste esperienze: &#8220;Tra i più vistosi è senz&#8217;altro l&#8217;impegno civile: tutti questi siti restano legati ad un interesse principalmente letterario, ma tutti alle recensioni, ai saggi, alle poesie, ai racconti associano una viva attività di osservatori e critici della realtà contemporanea anche nei suoi aspetti sociali e politici&#8221; (p. 195). <a href="http://infolet.it/files/2010/03/infoletterariaweb.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-621" src="http://infolet.it/files/2010/03/infoletterariaweb-214x300.jpg" alt="L'informazione letteraria nel web" width="214" height="300" /></a></p>
<p>La qualità di materiali e interventi presenti in questi siti è tale che da tempo ho smesso di leggere recensioni, segnalazioni o altre notizie sul mondo letterario ed editoriale pubblicate da quotidiani nazionali, affidandomi alla maggiore indipendenza e professionalità dei blog autoriali. D&#8217;altra parte lo stesso vale per l&#8217;informazione di altro tipo: oggi chi vuole sapere veramente che cosa succede nel mondo si rivolge sempre di più all&#8217;<a href="http://testodigitale.infolet.it/2009/03/26/linformazione-alternativa-sul-web/" target="_blank">informazione alternativa</a>. Tuttavia a mio parere vi è una differenza fra l&#8217;informazione letteraria e quella politica o di altro tipo, ed è l&#8217;attenzione alla sperimentazione. Tutti i siti citati nascono all&#8217;interno di comunità, per così dire, fortemente gutenberghiane. La rete è vista come il luogo della condivisione, della segnalazione e spesso anche della pubblicazione dei testi, ma il sistema-libro rimane al centro. Come leggiamo sul manifesto di <a href="http://www.vibrisselibri.net" target="_blank">vibrisselibri</a>, l&#8217;agenzia e casa editrice geminata dall&#8217;omonimo sito di Giulio Mozzi, &#8220;i libri &#8216;veri&#8217; sono, e presumiamo saranno ancora per molto tempo, quelli stampati su carta e distribuiti attraverso il mercato librario.&#8221; Ma siamo sicuri che oggi sia ancora così? E il successo di <a href="http://www.lulu.com" target="_blank">Lulu</a> e di iniziative non commerciali come quella di vibrisselibri non dimostra in fondo il contrario, ovvero che i confini sia esterni (il supporto) sia interni (il contenuto, i generi, ecc.) del libro sono da tempo in una fase di metamorfosi? Tralasciando la (pure fondamentale) discussione sui formati e i supporti di lettura &#8211; dall&#8217;irresistibile ascesa di Google Books al prepotente <a href="http://www.madrimasd.org/blogs/futurosdellibro/2009/05/12/118040" target="_blank">ritorno</a> dell&#8217;e-book  - il  punto è che in questi siti, eccetto poche eccezioni, non si trova traccia del contenitore che li ospita: il web. La dimensione digitale della creazione letteraria è insomma il grande assente. Si obietterà, a ragione, che ciascuno fa il suo mestiere e che non ci si può occupare di tutto. Se mi permetto un&#8217;osservazione del genere è perché in questi blog vi è molta riflessione su &#8220;che  cosia sia la letteratura&#8221; e credo che uno sguardo più attento alle <a href="http://eld.eliterature.org/">sperimentazioni</a> compositive e narrative della rete potrebbe arricchire e ampliare la discussione. La scrittura ha da tempo varcato la soglia di Gutenberg. Ma gli scrittori?</p>
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		<title>Nella terra di nessuno</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Oct 2009 01:18:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Domenico Fiormonte</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel suo bel libro La letteratura dopo il World Wide Web (Bononia University Press, 2002),  Jerome McGann si domandava: &#8220;Fra cento anni, quali fra questi due nomi ha maggiore probabilità di restare presente nella tradizione della riflessione critica e quale (&#8230;) apparirà come una semplice espressione del proprio tempo: Vannevar Bush o Harold Bloom?&#8221; (p. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel suo bel libro <em>La letteratura dopo il World Wide Web </em>(Bononia University Press, 2002),  <a href="http://www.iath.virginia.edu/~jjm2f/" target="_blank">Jerome McGann</a> si domandava: &#8220;Fra cento anni, quali fra questi due nomi ha maggiore probabilità di restare presente nella tradizione della riflessione critica e quale (&#8230;) apparirà come una semplice espressione del proprio tempo: Vannevar Bush o Harold Bloom?&#8221; (p. 21). La disturbante domanda sembra trovare un&#8217;implicita risposta nel primo numero della neonata rivista <a href="http://www.ledonline.it/informatica-umanistica/" target="_blank">&#8220;Informatica Umanistica&#8221;</a> che sfida quanti (Moratti &amp; Gelmini incluse) avevano scommesso sulla scomparsa della IU dal panorama universitario. <a href="http://infolet.it/files/2009/10/Rivista_IU.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-439" src="http://infolet.it/files/2009/10/Rivista_IU-211x300.jpg" alt="Rivista_IU" width="211" /></a></p>
<p>Falcidiata di riforma in riforma, azzoppata dalla revisione delle classi di laurea e tuttora orfana di un raggruppamento disciplinare, l&#8217;informatica umanistica non ne vuole sapere di morire. La ragione si capisce scorrendo le cento pagine di cui si compone questo prezioso volume. Che rimarrà innanzitutto come punto di riferimento per tutti noi: una ricognizione, ai limiti dell&#8217;autocoscienza, di che cosa è, di che cosa siamo, di che cosa le discipline umanistiche stanno divenendo. <a href="http://www.youtube.com/watch?v=z65V2yKOXxM" target="_blank">&#8220;Future is now&#8221;</a> è il titolo di un fortunato video di qualche anno fa che illustrava la creazione di un grande centro di <em>New Humanities</em> presso la Rutgers University. L&#8217;accademia raramente sa accogliere l&#8217;innovazione, ma qualche volta è costretta e quasi sempre si incarica di istituzionalizzarla (addomesticarla). <em>Il futuro è qui</em>: l&#8217;accademia italiana, nello sfacelo generale, può continuare a ignorarlo, ma un gruppo di studiosi e studiose ha deciso di raccogliere la sfida. Il volume è costruito come un collage di risposte (commentate) a cinque domande poste a dodici studiose e studiosi provenienti da varie discipline, ivi comprese informatica e diritto.  Trattandosi di un numero fondazionale, le domande ruotano attorno al dilemma delle &#8220;due culture&#8221;, alla natura (strumentale o teorica?) del rapporto fra informatica e discipline umanistiche e al contributo di queste ultime alla nascita e allo sviluppo tanto delle metodologie che delle applicazioni informatiche. L&#8217;insieme delle risposte è organizzato in tre sezioni più due capitoli autonomi (3 e 5), ma sempre collegati ai temi accennati: 1) <em>Una questione di definizioni: rapporti fra discipline umanistiche e informatica</em>; 2) <em>Quantità e qualità. I testi, le biblioteche e l&#8217;accesso alle informazioni</em>; 3) <em>Tecnologie e problemi giuridici</em>; 4) <em>Cultura, didattica e ricerca</em>; 5) <em>Ai confini dell&#8217;informatica</em>. Poiché non sarebbe possibile rendere giustizia alla ricchezza e complessità delle risposte, scelgo anch&#8217;io la via del collage (<em>abridged</em>), riportando alcuni passi che mi hanno colpito:</p>
<blockquote><p>&#8220;Occorre tenere presente che l&#8217;informatica è una disciplina recente. Sia che se ne individui l&#8217;origine nelle ricerche sull&#8217;automazione dell&#8217;ultimo dopoguerra, sia che invece la si faccia discendere dalla tradizione del calcolo, la nascita dell&#8217;informatica è così prossima ai nostri giorni da far dubitare più di un ricercatore sulla sua natura di disciplina uniforme e definita&#8230;&#8221; (<em>Cercare di capire</em>, Editoriale, p. 10)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;È infatti evidente che la vecchia dicotomia tra studi scientifici e studi umanistici ha perso la sua attualità e sarebbe forse utile riflettere più a lungo sulle possibilità di una <em>nuova alleanza</em> (&#8230;). Il paradigma delle due culture (&#8230;) è ancora più superato di quelle gentiliano.&#8221; (Elio Franzini, p. 31)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;L’informatica, come è stato detto nell’editoriale della rivista, è una disciplina recente, senza uno statuto epistemologico ben chiaro e figlia di una serie di spazi interdisciplinari (&#8230;).  I luoghi della ricerca durante la II Guerra Mondiale e negli anni immediatamente successivi ad essa hanno creato uno spazio tra le discipline, <em>una terra di nessuno</em> nella quale, come disse Norbert Wiener, è stato possibile costruire l’innovazione. La mia impressione è che i problemi etici, sociali, filosofici ed epistemologici siano stati tematizzati fin dalla nascita dell’informatica e siano stati presenti anche nel successivo passaggio innovativo: quando il computer fu rappresentato come uno strumento di comunicazione. Questa prospettiva comunicativa, che non esiterei a considerare rivoluzionaria, è stata alla base del concetto di interfaccia uomo-macchina e anche dell’idea di una rete di interconnessione tra tutte le macchine. Ad essa hanno contribuito personaggi del calibro di Vannevar Bush, J.C.R. Licklider, Robert Taylor, Douglas Engelbart, Ted Nelson, Donald Norman, ed altri. Costoro, o provenivano da una formazione di base in discipline umanistiche, come Licklider, Taylor, Norman e Nelson, oppure avevano una profonda sensibilità che li spingeva a essere visionari nei confronti del futuro rapporto tra macchina e umanità. L’approccio umanistico, quindi, non solo può contribuire allo sviluppo dell’informatica, ma possiamo affermare che esso abbia già avuto un ruolo centrale nella sua storia.&#8221; (Teresa Numerico, pp. 34-35)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;La presenza di teoria in ogni operazione informatica rende visibile un terreno sul quale si intersecano inscindibilmente scienze umane e scienze naturali.&#8221; (<em>Commento editoriale</em>, p. 76)</p></blockquote>
<blockquote><p>&#8220;L&#8217;applicazione pratica, la semplificazione procedurale e operativa dell&#8217;algoritmo, spesso occultano le scelte teoriche che danno una forma al mondo.&#8221; (Luca Giuliano, p. 77)</p></blockquote>
<p>Non può mancare in questo florilegio il <em>lupus</em> della <em>fabula</em>, ovvero la voce di un informatico, Ottavio M. D&#8217;Antona, il quale alla domanda &#8220;come vedi la questione del rapporto con le discipline umanistiche?&#8221;, così risponde: &#8221;Inizierei da quello che le discipline umanistiche non devono fare: non devono cercare di essere un&#8217;informatica che lavora in settori diversi. (&#8230;) In definitiva, credo che il principio di autenticità disciplinare consista soprattutto nell&#8217;avere la capacità di costruire i propri strumenti concettuali (&#8230;) ogni disciplina deve avere la dignità del proprio metodo&#8221; (p. 94). La prima parte della risposta è sorprendente, perché descrive esattamente la tentazione attuale delle facoltà umanistiche, il cui destino (già predetto da Tito Orlandi una decina di anni fa) sarà quello di essere colonizzate da ingegneri. Al contrario il progetto dell&#8217;Informatica Umanistica, pur non escludendo una stretta collaborazione con l&#8217;ingegneria e l&#8217;informatica, va nella direzione di un rilancio e non di una subordinazione delle discipline umanistiche. La seconda parte della risposta di D&#8217;Antona lascia più perplessi e parrebbe in contraddizione con quanto affermato più avanti, ovvero la necessità di una cooperazione da cui nasca &#8220;l&#8217;opportunità di immaginare problemi nuovi e nuove soluzioni&#8221; (p. 95). Ma com&#8217;è possibile immaginare nuovi modelli concettuali se la realtà digitale ci unisce, ma i metodi ci dividono? Anche il discorso del e <em>sul</em> metodo andrebbe dunque ripensato.</p>
<p>Cinquanta anni fa, Claude Lévi-Strauss, nella sua conferenza inaugurale al <em>Collège de France</em> per il conferimento della cattedra di Antropologia sociale (una delle prime al mondo), nel mappare gli incerti confini della nascente disciplina, descriveva l&#8217;antropologia come &#8220;l&#8217;occupante in buona fede di quel campo della semiologia che la linguistica ancora non ha rivendicato come proprio&#8221;. L&#8217;informatica umanistica è oggi nella stessa situazione? Rivendica e occupa cioè un campo ancora non dissodato (ma per quanto?) dall&#8217;informatica? La mia impressione è diversa. Io credo infatti che l&#8217;informatica <em>sia parte di una nuova disciplina che ancora  deve nascere</em>. Non si tratta dunque di ritagliarsi dei margini (per noi umanisti) o annettere nuovi territori (per ingegneri e informatici). E nemmeno di costruire una (accademicamente improbabile) alleanza. La storia della scienza, come insegna il caso dell&#8217;antropologia esposto da Lévi-Strauss (ma è lo stesso per la psicologia, la sociologia, la pedagogia, ecc.), procede per frammentazioni e specializzazioni.  Qualche volta per contaminazioni. Ragioni storiche opposte a quelle maturate nel corso degli ultimi due secoli spingono le discipline del trattamento dell&#8217;informazione e della manipolazione e interpretazione dei simboli verso una convergenza. Siamo nella <em>terra di nessuno</em> dell&#8217;innovazione. Ma una cosa è certa: non dovremo attendere cento anni perché questa nuova <em>cosa</em> acquisti un nome.</p>
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