30 aprile 2012

Metamorfosi della filologia

I prossimi 3 e 4 maggio si svolge all’Università di Sassari un seminario di studi internazionale dedicato agli archivi e alle scritture di autori contemporanei. Le Università di Sassari e Cagliari da diversi anni portano avanti un progetto di raccolta e di trattamento dei manoscritti d’autore moderni e contemporanei. Presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Sassari è stato istituito un archivio letterario degli scrittori sardi , a cui è stato dato l’acronimo F.A.S.S. (Fondo Autografi Scrittori Sardi Moderni e Contemporanei). Il F.A.S.S. non solo costituisce il primo archivio letterario in Sardegna, ma fa parte di un più ampio progetto MIUR, “Archivi Letterari del Novecento Italiano”, che ha come obiettivo costruire una rete di archivi letterari che coprano l’intero territorio nazionale (in relazione anche con la rete archivistica europea). Il seminario La metamorfosi digitale. Scritture, archivi, filologia (vedi programma),  nasce con il fine di proporre un confronto tra varie esperienze di ricerca e di gestione di archivi esistenti e  discutere le prospettive aperte dalla rivoluzione digitale.

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19 aprile 2012

Editoria digitale a Roma Tre

Nell’ambito del corso di Editoria online del Corso di Laurea Magistrale in “Informazione, editoria e giornalismo” (Corso di laurea in Scienze della Comunicazione, Università Roma Tre) nelle prossime settimane si svolgeranno incontri con professionisti e studiosi dell’editoria digitale, aperti anche al pubblico. Ecco il calendario:

 

30 aprile ore 13-16, Gino Roncaglia (Università della Tuscia)
Presente e futuro dell’E-book

 

8 maggio ore 14-17, Domenico Baldari (ScriptaWeb editore)
La pubblicazione scientifica in rete: il caso di ScriptaWeb

 

15 maggio ore 14-17, Paolo Sordi (Università di Roma Tor Vergata e
LUISS Guido Carli)
Edizione o autoedizione? Strumenti e pratiche del Web 2.0

 

Tutti gli incontri si terranno nell’aula informatica di Via Valco San Paolo 19, piano terra, Dipartimento di Letterature Comparate, Facoltà di Lettere e Filosofia, Università Roma Tre.

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23 marzo 2012

Internet ci rende stupidi?

Se non si contraddicesse pagina dopo pagina, Nicholas Carr avrebbe scritto un libro interessante. O, forse, l’interesse nella lettura di Internet ci rende stupidi? Come la Rete sta cambiando il nostro cervello (Raffaello Cortina Editore, 2011) è direttamente proporzionale al numero delle contraddizioni contenuto in esso. Iscritto d’ufficio nella categoria Pentiti (o se si preferisce Apocalittici), dopo la pubblicazione di un articolo su Atlantic nel 2008, che ha costituito la base sulla quale si è sviluppata la scrittura del libro, Carr è convinto che l’uso intensivo della Rete finirà per atrofizzare il cervello dell’uomo.

Per sostenere la sua tesi, parte da McLuhan e finisce con Kubrick, passando per la letteratura classica dei communication e cultural studies e le neuroscienze e le scienze cognitive, offrendoci un quadro certo non originale, ma scritto con una retorica godibile e degna di David Weinberger, tanto per citare un esponente del versante opposto, quello degli Integrati. Peccato solo che l’excursus non conduca a nessuna delle conclusioni cui l’autore è giunto nel momento in cui ha scoperto di essere incapace “di prestare attenzione a un’unica cosa per più di due minuti” (p. 31). Carr stesso ricorda la sensazione di sopraffazione che nel diciassettesimo secolo investì gli intellettuali del tempo, travolti dal diluvio tipografico tanto da individuare nei libri una delle grandi “malattie” dell’epoca, una malattia che appesantiva il mondo, caricato da sovrabbondanza continua di materiale inutile e superfluo (p. 203).

Nel rimpiangere invece la lentezza e la riflessività della mente gutenberghiana, Carr attribuisce al computer, al Web, e a Google lo status di malattia definitiva, considera la cultura del software l’atto avverato della profezia socratica della perdita della memoria, ma, dopo avere esposto con brillantezza e dovizia di studi come la neuroplasticità del cervello consenta all’uomo di indirizzare e letteralmente strutturare pensieri e azioni che si adattano agli stimoli ambientali, impegnando facoltà e flessibilmente disimpegnandone altre, Carr non riesce a fornire una spiegazione davvero convincente del perché i “pensieri diversi” del Web siano oggettivamente peggiori di quelli prodotti dalla cultura della stampa. Perché la tecnologia cartografica, per esempio, “diede all’uomo una mente nuova e più aperta, in grado di comprendere meglio le invisibili forze che danno forma al suo territorio e alla sua esistenza” (p. 61), mentre i dispositivi GPS intorpidiranno senza speranza i neuroni dell’uomo deputati alla rappresentazione spaziale (pp. 250-251).

E dimentica, l’autore, che il Web non offre solo un cambio di prospettiva (e di soggettiva) nella fruizione, ma anche e soprattutto nella produzione dei contenuti. Semmai, si tratta di capire come questa immensa, collettiva protesi della memoria individuale che è la Rete possa agire, per dirla con le parole del citato Pascal Boyer, da “punto cruciale della trasmissione della cultura” (p. 233), una cultura che si formi non fuori, ma intorno al (e dentro il) Web.

P.S. Dopo essersi concentrato presumibilmente più a lungo di un paio di minuti nella scrittura del libro, Carr confessa (p. 237) di essere tornato a consultare regolarmente feed RSS, provare vecchi e nuovi social network, scrivere post sul suo blog, ascoltare musica da Pandora e guardare video su YouTube. Dice che è proprio molto bello, proprio non potrebbe vivere senza.

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21 marzo 2012

27 marzo: un altro giorno da umanisti digitali

Giunto alla quarta edizione, il Day of Digital Humanities si svolgerà quest’anno il prossimo martedì 27 marzo 2012.

La giornata, che vede tra i fondatori Geoffrey Rockwell e si svolge per la prima volta sotto l’egida di centerNet, è un esperimento che riunisce docenti, ricercatori, studiosi e studenti in tanti blog individuali creati per l’occasione, per raccontare un giorno tipo della vita di un (una) umanista digitale. L’idea è quella di offrire una risposta aggregata e collettiva, per quanto approssimativa e certo non definitiva, alla domanda: cosa fanno realmente gli umanisti digitali? Chi intende partecipare alla narrazione, scrivendo almeno tre post, eventualmente arricchiti da fotografie e altre risorse, e leggendo (e magari commentando) i post degli altri partecipanti, può preparare il proprio blog registrandosi all’evento.

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17 gennaio 2012

Possedere la base (di dati)

Tra due settimane, il 31 gennaio 2012, Splinder chiude. Negli anni dell’esplosione della prima ondata del Web 2.0 e dei contenuti generati dagli utenti, Splinder è stata la piattaforma italiana per i blog, la porta di ingresso nazionale alla grande conversazione sulla Rete per amateurs, appassionati, esperti e professionisti. Dieci anni e centinaia di migliaia di blog dopo la sua apertura, la home page annuncia che “il servizio Splinder verrà dismesso”, seppellendo definitivamente tutti i siti creati attraverso la registrazione al portale. Molti, come Luisa Carrada, che su Splinder teneva il seguitissimo blog del mestiere di scrivere, si sono subito impegnati nel trasferimento dei contenuti su altri servizi come Worpdress.com, non senza qualche difficoltà. Molti altri, probabilmente la maggior parte (e del resto già allo stato attuale i blog attivi sono solo una parte minoritaria di tutti quelli attivati nel corso del tempo), scompariranno per sempre dal Web al momento della dismissione del servizio.

Come successo per Geocities nel 2009, intere città abitate saranno non solo abbandonate ma abbattute, insieme agli abitanti. “Come se d’un tratto una parte della mia vita mi fosse passata davanti”, ha commentato qualcuno. Ora, sebbene i numeri di Splinder non siamo paragonabili a quelli del servizio comprato e poi chiuso da Yahoo!, la chiusura da parte di Dada della piattaforma di blog hosting rappresenta per gli utenti che generano contenuto sulla Rete un segnale ancora più drammatico sulle forme e la consapevolezza con cui sulla Rete è possibile vivere, abitare, pubblicare, rilasciare e archiviare contenuti.

Ai tempi di Geocities, esisteva di fatto una simmetria tra desktop e browser dell’utente iscritto, per cui le pagine statiche HTML pubblicate on line erano un prodotto dell’off line, dove risiedeva una copia primigenia. Per ogni eventualità, l’accesso FTP consentiva agli utenti di sincronizzare file, e con i file i contenuti prodotti e pubblicati sul Web.

Nell’epoca dei content management system resi popolari dalle piattaforme di blog hosting (Blogger primo fra tutti), la gratuità e facilità di accesso alla creazione, produzione e organizzazione dei contenuti si pagano con l’inaccessibilità ‘materiale’ dei file che includono i contenuti, contenuti che invece vengono archiviati in righe di database che compongono pagine HTML solo ed esclusivamente quando un navigatore le sollecita attraverso un identificatore uniforme della risorsa, il collegamento permanente. Il database del blog resta fuori dal controllo dell’utente, così come i file che eseguono gli script di ricomposizione delle pagine dinamiche. In una sola parola: il software.

Il blogger ‘ospitato’ possiede contenuti in ragione della disponibilità di uno spazio di un editore che stabilisce tecnologie, modi e tempi dell’erogazione del servizio, influenzando la portabilità, la compatibilità e dunque la vita dei contenuti stessi al di là del proprio spazio, ma il blogger (a costi zero) di WordPress.com non possiede l’insieme del pacchetto: software e dati. Per quanto i servizi prevedano forme di esportazione e dunque di backup dei contenuti, se mai le contemplino nella loro offerta gratuita, l’utente non avrà mai nelle sue mani il sito così come era, semplicemente perché il pacchetto non è suo. Senza considerare le difficoltà ulteriori di esportare, gestire e importare dati dinamici, magari strutturati in XML, e non semplici e statici file HTML.

Per possedere davvero tutti i suoi dati, Tantek Çelik opera una sorta di ‘generazione inversa’: l’alimentazione del suo account su Twitter, per esempio, inizia su un database locale, di proprietà dello stesso Çelik, che poi ridistribuisce da quella fonte il contenuto sul social network, che di fatto acquisisce una copia. Si tratta di un approccio progettuale estremo, che ribalta l’uso delle API delle applicazioni sociali. In questi casi, infatti, le API vengono di solito sfruttate nella direzione contraria, vale a dire nel senso di ridistribuire il contenuto generato sulla piattaforma Web 2.0 in un database terzo, di proprietà dell’autore, che così se ne riappropria.

Ma quale che sia la strada della riappropriazione, la chiusura di Splinder richiama ancora una volta l’utente che genera contenuti sulla Rete a una nuova alfabetizzazione riguardo il futuro del proprio prodotto e della propria vita on line: vogliamo chiamarla cultura del software?

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4 gennaio 2012

Il testo è mobile

Il testo è mobile. Studiare la letteratura dopo i nuovi media

Giornata di studio, Università Roma Tre, 10 gennaio 2012
Sala Conferenze “Ignazio Ambrogio”
via del Valco di San Paolo, 19 – Roma
L’avvento della galassia Internet ha trasformato l’ordine delle conoscenze e i modi in cui vengono elaborate, memorizzate, trasmesse. I saperi non ci appaiono più come campi separati, ma come reti che si connettono variamente. Il testo ha perso la sua centralità, ma la sua presenza resta pervasiva, la sua consistenza si scopre fluida. Studiosi di varie provenienze discuteranno di questa nuova condizione del testo e dello studio della letteratura in occasione dell’uscita dei volumi Al di là del testo. La critica letteraria e lo studio della cultura (Quodlibet, Macerata 2011), a cura di Francesco Fiorentino, e Canoni liquidi (ScriptaWeb, Napoli 2011), a cura di Domenico Fiormonte. Si discuterà anche a partire dal recente libro di Massimo Riva, Il futuro della letteratura. L’opera d’arte nell’epoca della sua (ri)producibilità digitale (ScriptaWeb, Napoli 2011).

 

Programma

Apertura dei lavori e saluti

Ore 9.30

Introduzione: Francesco Fiorentino e Domenico Fiormonte

Prima sessione

Coordina: Maria Del Sapio (Università Roma Tre)

Alberto Sobrero (La Sapienza Università di Roma), “Studiare dopo Internet”
Arturo Mazzarella (Università Roma Tre): “Ogni testo è sempre un pre-testo”
Raul Mordenti (Università di Roma Tor Vergata): “Filologia digitale”
Rocco Ronchi (Università dell’Aquila): “Il testo come molteplicità virtuale e durata creatrice”

Discussione con: Francesco Fiorentino (Università Roma Tre), Ugo Fracassa (Università Roma Tre), Francesco Pompeo (Università Roma Tre).

 

Seconda sessione

Ore 15

Coordina: Mario De Nonno (Università Roma Tre)

Laura Fortini (Università Roma Tre): “Umane lettere: dai corpi testuali agli stili dell’enunciazione”
Mario Ricciardi (Politecnico di Torino): “Inventare il passato”
Massimo Riva (Brown University): “Liquido/gassoso/nebuloso: per una critica della ragion fluida”

Discussione con: Domenico Fiormonte (Università Roma Tre), Fabio Ciotti (Università di Roma Tor Vergata), Teresa Numerico (Università Roma Tre).

 

Per informazioni: ffiorent@uniroma3.it / fiormont@uniroma3.it

 

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22 dicembre 2011

La macchina nel tempo

La macchina nel tempo
Studi di informatica umanistica
in onore di Tito Orlandi.
A cura di Lorenzo Perilli e Domenico Fiormonte
Firenze, Le Lettere, 2011.
pp. XIII+336

 

Tito Orlandi è stato uno dei pionieri dell’informatica umanistica in Italia e in Europa. Per celebrare la sua figura e il suo fondamentale contributo scientifico, un gruppo di studiosi di varie discipline umanistiche si sono riuniti in un volume che non è solo un omaggio alla storia di questa disciplina, ma ne fotografa lo stato dell’arte.

I contributi raccolti si devono a specialisti per i quali si pretende però comunque omogeneità, anzitutto metodologica: nel tentativo di dare conto dello stato attuale degli studi, che vanno dalla filologia classica e moderna all’archeologia, dalla linguistica alla logica formale, dalla musicologia alla storia, dall’analisi del testo all’archivistica, fornendo però anche riflessioni che vanno oltre la singola disciplina e affrontano nodi decisivi e tuttora irrisolti, come quello della storia del rapporto tra informatica e scienze umanistiche, o della codifica dei materiali, testuali e non – del passaggio, insomma, dal mondo analogico a quello che si dice digitale.

Oggi le principali vittorie dell’informatica coincidono con le principali preoccupazioni dall’informatica umanistica: la superficialità delle realizzazioni applicative, la scarsa trasparenza dei processi di digitalizzazione, il dominio linguistico e geopolitico di una parte della comunità scientifica, il rischio di perdita o di manipolazione delle memorie culturali. Ma l’attualità di questa preoccupazioni dimostra, come i contributi raccolti in questo volume, che l’informatica umanistica è oggi più che mai viva e che è forse matura per raccogliere alcuni dei suoi frutti più importanti. Resta ancora aperta invece la sfida più affascinante e ambiziosa lanciata da Orlandi negli anni Ottanta, ovvero quella della ricerca di una convergenza fra scienze della natura e scienze della cultura che vada oltre l’orizzonte applicativo.

 

Autori e contributi

Edoardo Ballo e Massimo Parodi, Strumento e teoria.
Domenico Fiormonte e Teresa Numerico, Le radici interdisciplinari dell’informatica: logica, linguistica e gestione della conoscenza.
Dino Buzzetti, Oltre il rappresentare. Le potenzialità del markup.
Fabio Ciotti, La rappresentazione digitale del testo: il paradigma del markup e i suoi sviluppi.
Gino Roncaglia, Alcune note su modelli diversi di organizzazione ipertestuale.
Claude Cazalé Bérard, Ritratto dell’Ipercritico da giovane.
Maria Guercio, Gli archivi digitali.
Lorenzo Perilli, Filologia ieri, oggi … e domani.
Alberto Cadioli, Dall’ipersaggio all’archivio.
Nicola Tangari, Informatica, musica, musicologia.
Serge Noiret, Storia Digitale: sulle risorse di rete per gli storici.
Paola Moscati, Venti anni di «Archeologia e Calcolatori». Aspetti e momenti.
Maurizio Lana, Un database testuale per il latino tardo.
Ilaria Bonincontro, Edizioni critiche in formato elettronico.
Francesca Tomasi, Informatica Umanistica: iniziative, progetti e proposte.

 

Ordina online su: http://www.lelettere.it

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26 novembre 2011

Drupal Day a Roma

Sabato 3 dicembre a Roma, presso il Dipartimento di Scienze Odontostomatologiche dell’Università La Sapienza, in via Caserta 6, si svolge il Drupal Day.

DrupalDay Roma - 3 DicembreDrupal, insieme a WordPress e Joomla! è uno dei content management system open source più diffusi sul Web, apprezzato da milioni di utenti per la sua flessibilità che ne consente di fatto qualsiasi configurazione per qualsiasi tipo di progetto on line, sia un portale istituzionale o sia la versione web di una rivista settimanale.

Il Drupal Day, che prevede tre percorsi tematici dedicati rispettivamente a sviluppatori, imprese e pubblica amministrazione e istituzioni, è un’occasione per conoscere le applicazioni del cms e condividerne le pratiche migliori.

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9 novembre 2011

Steve Busa e Padre Jobs

Una cartolina autografa di Padre Busa

I giorni successivi alla scomparsa di Steve Jobs i media di tutto il mondo hanno dedicato le loro copertine, spesso apologetiche, alla figura e all’opera del co-fondatore di Apple.  Difficile sminuire i meriti di Jobs, ma quando i media beatificano qualcuno (o qualcosa) è spesso per ragioni autoreferenziali (i media che parlano dei media) o emotive proporzionali all’impatto immediato che un certo fenomeno ha (o avrebbe, secondo i media) sulla società. Questa sovraesposizione è collegata anche al fervore quasi mistico dei fan della Mela, probabilmente il frutto principale della geniale creatività commerciale di Jobs: riuscire a inventare e formare i suoi consumatori. I 16 milioni di iPhone venduti nel mondo nella prima parte del 2011 non sono certo pochi, ma  rappresentano in fondo una piccola percentuale degli oltre 428 milioni di telefoni cellulari venduti nel 2011: segno che i prodotti di Apple sono ancora strumenti di élite (e da qui anche l’interesse dei media).

E’ quanto ho sostenuto lo scorso 19 ottobre a Roma Tre nel seminario “L’eredità di Steve Jobs e il futuro dell’informatica”, ricordando fra l’altro la figura di un altro guru recentemente scomparso, Padre Roberto Busa, il gesuita che nel 1949 si mise in testa di usare i calcolatori per analizzare l’opera di Tommaso D’Aquino. Fu grazie a lui che nacque la linguistica computazionale, vale a dire l’idea di trattare il linguaggio naturale con le macchine digitali. Ed è a lui che è intitolato un prestigioso premio internazionale, il Busa Award, che ogni anno viene assegnato a un digital humanist, ovvero un umanista che si sia distinto nell’applicazione dell’informatica agli studi umanistici. Eppure quando è morto lo scorso 9 agosto (il 28 novembre avrebbe compiuto 98 anni) il solo quotidiano a ricordarlo adeguatamente è stato L’Osservatore Romano. Il carismatico padre di Mac è stato sicuramente un personaggio indimenticabile, ma il Padre di Gallarate ha contribuito a costruire l’informatica così come la conosciamo oggi.

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11 ottobre 2011

Dall’Informatica umanistica alle culture digitali. In memoria di GG

digilab homeIl 28 ottobre 2011 ricorre il decennale della scomparsa di Giuseppe Gigliozzi. La sua figura di studioso e di docente ha rappresentato un punto di riferimento fondamentale per lo sviluppo dell’Informatica Umanistica in Italia. Con il suo lavoro ha contribuito sia alla riflessione teorica, sia alla dimensione sperimentale e applicativa, spaziando dal mondo, a lui più vicino, degli studi letterari con metodologie informatiche a quello degli studi di archivistica e biblioteconomia digitale, fino alle prime riflessioni sulle nuove forme della cultura digitale.
Ma, senza dubbio, l’eredità più importante che Giuseppe ha lasciato consiste nelle diverse generazioni di ricercatori che passando per il suo magistero hanno contribuito alla crescita dell’informatica umanistica  in Italia e non solo. Per ricordare la sua figura, DigLab – Mediateca delle Scienze umanistiche dell’Università di Roma La Sapienza e la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università Roma Tor Vergata, con il patrocinio dell’Associazione per l’Informatica Umanistica e la Cultura Digitale,  organizzano un convegno che si svolgerà nelle rispettive sedi nei giorni 27 e 28 ottobre.

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